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lingua attoDalle colonne di questo giornale già abbiamo trattato di un tema, quello della Blockchain e del Bitcoin. Se torniamo ancora una volta a parlarne non è perché proprio in questi giorni la nuova criptovaluta ha aggiornato nuovi massimi assoluti nelle quotazioni oltrepassando quota 1000 euro (con un apprezzamento che comporta la triplicazione negli ultimi dodici mesi). Vi sarebbe a questo proposito caso mai da esprimere preoccupazione per la pericolosa euforia che potrebbe cogliere qualcuno in cerca di facili speculazioni. Se insistiamo sull’argomento è semplicemente perché può comportare una vera e propria rivoluzione nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Va svolta una premessa, perché certamente un vago senso di inquietudine può coglierci (soprattutto se non si ha l’età di ragazzo “nativo digitale”) ogniqualvolta abbiamo a che fare con il mondo virtuale. In quanto esseri umani che vivono in un mondo fisico, tutto ciò che ha a che fare con la nostra vita e, soprattutto, con l’approccio alla fruizione dei beni, alla comunicazione, al trasferimento della ricchezza, allo svolgimento dei rapporti economici, è sempre nel passato ricaduto, in un modo o nell’altro, sotto la sfera di percezione dei nostri sensi. Per concludere un contratto lo sottoscrivo “di pugno” su un supporto cartaceo, per pagare utilizzo banconote, per comunicare si usava scrivere una lettera a mano o comunque “battuta a macchina”. Già da tempo tuttavia inviamo e-mail, paghiamo con carte di credito, concludiamo contratti comprando direttamente sul web e così via. Ora però stiamo entrando in una dimensione virtuale ancora più spinta. Cosa dire, ad esempio, di un contratto la cui forma sia prevista come esclusivamente elettronica (come ad esempio per legge è previsto per i pubblici appalti)? Ciò comporta una rilevante conseguenza: che, per la prima volta, l’originale di un documento diventa irraggiungibile per i sensi dell’uomo. Poiché infatti il documento “nasce” (per così dire) in formato digitale, elettronico, l’essere umano non potrà mai intrinsecamente conoscerlo se non facendo ricorso ad un programma per elaboratore (software) e ad un apparato elettronico (hardware) che si interpongono tra tale documento (costituito da un insieme di byte memorizzati su un qualsiasi supporto informatico) e i propri sensi. Forse il senso di questa vera e propria rivoluzione non è stato colto appieno e manca una riflessione a tutto campo su quello che essa comporta.

Per il denaro si può ripetere la stessa cosa:  è ben vero che usiamo carte di credito, bancomat e dispositivi del genere, ma siamo consapevoli di poter in qualsiasi momento rimpiazzare questi strumenti con denaro contante che ricade sotto i nostri sensi in maniera diretta. Con i bitcoins e le altre criptovalute questo non potrebbe più avvenire: infatti tutto è rigorosamente “in rete” e non può svolgersi alcuna transazione e pagamento che non coinvolga il mondo digitale. Insomma: staccati da una spina alla rete elettrica (o da una batteria) e da internet non esiste nulla e non posso fare niente. Varrebbe la pena di riflettere su quanto ormai della nostra esistenza abbiamo “delegato” a mondi talmente complessi e lontani dall’esperienza della nostra sfera di azione e di competenza, ma che hanno a che fare con la nostra quotidianità e che la influenzano in maniera importante. Premessa questa riflessione, il progresso non si può arrestare e conviene a tutti cercare di comprendere meglio un fenomeno, quello delle criptovalute, ma soprattutto quello della blockchain, che pare destinato ad irrompere nella vita di ciascuno di noi. Ricordiamo che la blockchain è una tecnologia che consiste in un registro pubblico distribuito nella rete internet che, avvalendosi di tecniche crittografiche (chiavi informatiche che garantiscono la sicurezza e l’integrità dei dati, impedendo contraffazioni), permette di memorizzare informazioni di qualsiasi tipo (che si tratti di dati che esprimono un valore economico, come la moneta, accordi contrattuali, registrazioni di dati personali, etc.).

Tra gli sviluppi di maggiore interesse della blockchain v’è quello di trasferire la proprietà, nelle differenti forme in cui essa si declina, nel mondo digitale in una maniera tale che tutto il mondo conosca che un certo contratto si è concluso e che un determinato accordo ha avuto luogo. Inutile sottolineare la rilevanza di avere a disposizione un registro centralizzato che possa certificare in maniera assoluta e opponibile (=che può essere fatto valere) nei confronti di tutti, in quanto “parla” un linguaggio universale che può essere compreso sia in Cina, sia in Italia, sia negli Stati Uniti.

Insomma: conviene tenersi al corrente sull’argomento. Nessuno di noi può considerarsi sufficientemente anziano per sperare che non lo riguardi.

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