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Cessione del ramo d’azienda: quando si verifica e cosa comporta

Il trasferimento di un’intera azienda viene spesso confuso con la singola cessione del ramo d’azienda, mentre in realtà si tratta di operazioni, seppur simili sotto molti aspetti, diverse, soprattutto per quanto concerne il loro impatto economico-funzionale.

Cessione d’azienda o di ramo d’azienda?

L’azienda consiste nel complesso di tutti i beni facenti capo all’imprenditore titolare della stessa per l’esercizio della sua impresa e quindi: personale dipendente, attrezzature, merci, beni di vario genere e in generale tutto quanto necessario all’esercizio dell’attività aziendale.
Il codice civile, negli articoli 2555 e seguenti, oltre a definire il concetto di azienda, tratteggia la disciplina della cessione (o trasferimento di titolarità) dell’azienda: questa consiste nell’acquisto da parte di un altro soggetto della proprietà di tutta l’azienda o di un solo ramo.

cessione del ramo d'azienda
Con la cessione d’azienda, quindi, l’attuale titolare, dietro il pagamento di un “prezzo” (vendita) o anche a titolo gratuito (donazione), trasferisce l’azienda a un altro soggetto, comprendendo così tutti i beni (materiali e immateriali) che la compongono e includendo i contratti stipulati per l’esercizio dell’impresa, facendo sì che la stessa attività aziendale prosegua sotto il nome e la gestione di un nuovo imprenditore.
L’operazione appena descritta può riguardare sia l’intera azienda sia un solo ramo della stessa: nella cessione del ramo d’azienda, il trasferimento ha per oggetto una parte del complesso aziendale suscettibile di esercizio autonomo e separato; pertanto, unicamente il ramo trasferito cambia titolare, mentre l’altro o gli altri rami non ceduti mantengono il precedente proprietario.

Cessione del ramo d’azienda: quali sono le conseguenze?

La cessione del ramo d’azienda, così come quella dell’intera azienda, comporta la preventiva analisi di numerosi aspetti giuridici, economici, contabili e fiscali. Le parti, in particolare, hanno una certa libertà nel delineare il contratto di cessione, ma sempre tenendo conto di alcuni aspetti riguardanti:
contratti: l’acquirente del ramo d’azienda subentra nei contratti (ad esempio con i fornitori, per le forniture di energia, etc.) sottoscritti per l’esercizio del solo ramo ceduto, purché tali contratti non abbiano carattere personale;
crediti: il passaggio dei crediti relativi al ramo d’azienda ceduto ha effetto, nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel competente Registro delle Imprese;
debiti: il “venditore” del ramo ceduto non è liberato dagli eventuali debiti sorti prima del trasferimento, a meno che i creditori acconsentano alla sua liberazione; “l’acquirente”, invece, risponde di alcuni debiti sorti prima della cessione ed esattamente quelli eventuali che risultano dai libri contabili obbligatori;
dipendenti: i rapporti di lavoro subordinato continuano con il nuovo titolare del ramo d’azienda ceduto e ogni lavoratore conserva tutti i diritti sino a quel momento maturati.

Gli atti che hanno per oggetto la cessione del ramo d’azienda devono necessariamente essere stipulati con il ministero di un professionista quale il notaio, per poter essere pubblicizzati presso il competente Registro delle Imprese ed affinché venga garantito il pieno rispetto di quanto sopra indicato e delle norme di legge regolanti questo genere di operazioni.

Attenzione, quando si acquista un’azienda  o si acquista un ramo d’azienda è importante per il cessionario verificare presso l’Agenzia delle Entrate l’insussistenza di sanzioni e di violazioni di carattere fiscale.
Per quanto concerne gli aspetti prettamente contabili e fiscali della cessione d’azienda, leggi anche Cessione di azienda: verifica preventiva della regolarità fiscale

Le società a responsabilità limitata semplificata sono convenienti?

Le società a responsabilità limitata semplificata (SRLS) sono state introdotte nel 2012 con l’obiettivo di risollevare l’economia nazionale facilitando l’ingresso sul mercato di una nuova generazione di imprenditori. Le istituzioni e i mezzi di comunicazione di massa hanno sempre descritto soltanto i benefici di tale tipo sociale e oggi, dopo qualche anno dalla loro introduzione, è ora di fare un bilancio.

Quali sono i vantaggi delle società a responsabilità limitata semplificata?

L’unico vantaggio delle società a responsabilità limitata semplificata, rispetto alle società a responsabilità limitata ordinarie, è rappresentato dal fatto che i costi di costituzione del notaio si riducono alle sole spese e a un risparmio sulle imposte. Le imposte di costituzione, infatti, si limitano all’imposta di registro di 200 euro e al diritto annuo della Camera di Commercio di 120 euro. In caso di SRLS unipersonale sono dovuti anche i diritti di segreteria a favore del Registro Imprese, pari a 90 euro e relativi alla comunicazione unico socio.

società a responsabilità limitata semplificata

Qual è il capitale minimo per una SRLS?

Le SRLS possono essere costituite con un capitale minimo di un solo euro e non può superare i 9.999,00 euro. Tale misura, tuttavia, non rappresenta un vantaggio rispetto alle SRL ordinarie, in quanto anche queste società possono essere costituite con un capitale ridotto da un euro fino a 9.999 euro.

Quali sono gli svantaggi nel costituire una società a responsabilità limitata semplificata?

La costituzione di una SRLS è opportuna in un determinato caso che verrà illustrato più avanti. Nella maggior parte delle ipotesi, le SRLS presentano diversi svantaggi:

  • il capitale sociale deve essere sempre interamente versato in sede di atto costitutivo. Quindi, se si costituisce una SRLS con un capitale di 5.000 euro, questo dovrà essere interamente versato, mentre se si costituisce una SRL ordinaria con un capitale di 10.000 euro questo potrà essere versato nella misura minima di euro 2.500,00;
  • il capitale sociale può essere formato solo da conferimenti in denaro, mentre le SRL ordinarie possono formare il capitale con ogni elemento attivo suscettibile di una valutazione economica (immobili, aziende, crediti, diritti industriale ecc.);
  • i soci possono essere solo persone fisiche in quanto è precluso alle società di avvalersi di questa forma sociale;
  • possono essere amministrate da un amministratore unico e da un consiglio di amministrazione, mentre è preclusa la possibilità di scegliere un modello di organo amministrativo composti da più amministratori senza che questi formino un collegio;
  • l’atto costitutivo viene redatto secondo un modello standard stabilito dal legislatore e tale modello non può essere modificato in alcun modo.

Cosa comporta la non modificabilità dell’atto costitutivo?

Il modello standard preclude ai soci la possibilità di disciplinare i loro rapporti sociali e, inoltre, impedisce una seria pianificazione fiscale della società. I principali limiti sono i seguenti:

  • non è possibile prevedere una durata della società e ciò determina un indebolimento del contratto sociale in quanto i soci possono recedere dalla società ad nutum (liberamente);
  • non è possibile prevedere una clausola di prelazione o di gradimento e ciò determina un indebolimento della compagine societaria. In altre parole, i soci sono liberi di vendere a terze persone senza chiedere il permesso agli altri soci;
  • non è possibile prevedere una clausola compromissoria e quindi le controversie tra soci dovranno essere necessariamente risolte avvalendosi della giustizia ordinaria;
  • non è possibile prevedere un trattamento di fine mandato a favore degli amministratori e ciò determina l’impossibilità di dedurre dalla base imponibile una grossa spesa deducibile e ciò determina di dover pagare più imposte di quelle dovute.

Quando è effettivamente vantaggioso costituire una SRL?

In un solo caso risulta essere opportuno costituire una SRLS. L’imprenditore che da solo intende avviare un’attività, invece di avviare un’impresa individuale che determina una responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, può scegliere di avviare con bassi costi una SRLS beneficiando della responsabilità limitata tipica di questo tipo sociale.

Tuttavia, anche in questo caso è possibile ravvedere alcune criticità:

  • la prima è la questione fiscale vista sopra: non è possibile prevedere un trattamento di fine mandato;
  • la seconda è legata ai costi per far funzionare una società, che sono maggiori rispetto a quelli di una ditta individuale.

Quindi, l’esigenza di ottenere la responsabilità limitata tipica delle società a responsabilità limitata deve essere effettiva e concreta.

Concludendo, le SRLS sono opportune nei soli casi in cui è necessario avviare un’attività in forma individuale e vi è la necessità di limitare il rischio al capitale conferito. Negli altri casi, l’unico vantaggio è il risparmio in sede costitutiva.

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Organo di controllo nelle Srl: chi sono i soggetti idonei all’incarico?

Questo articolo vuole essere un piccolo vademecum per tutte le società a responsabilità limitata che, con l’approvazione del prossimo bilancio, rientreranno nell’obbligo di nominare un organo di controllo in base alle recenti modifiche legislative.

Quali sono le funzioni dell’organo di controllo nelle Srl?

L’organo di controllo svolge due funzioni:

  • la prima funzione consiste nel vigilare sull’attività dell’organo amministrativo e precisamente verificare che la gestione e l’amministrazione della società si svolgano nel rispetto della legge e dello statuto sociale; tale attività viene definita “controllo sulla gestione”;
  • la seconda funzione consiste nell’accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili e, infine, l’osservanza delle norme stabilite per la valutazione del patrimonio sociale; tale attività viene definita “revisione legale dei conti”.

organo di controllo srl

Chi può essere nominato per svolgere questa funzione?

L’art. 2477 c.c., come recentemente modificato, riserva all’assemblea ordinaria delle società a responsabilità limitata tre diverse alternative.
L’organo di controllo può essere collegiale, composto da un numero di Sindaci non inferiore a tre (oltre due sindaci supplenti), oppure monocratico. In questo caso, l’assemblea può scegliere se affidare la funzione a un Sindaco unico, a un revisore legale dei conti ovvero a una società di revisione. Nell’ipotesi di organo monocratico, la differenza tra i tre soggetti di cui sopra risiede principalmente nel fatto che il Sindaco è organo interno della società, mentre il revisore e la società di revisione sono soggetti esterni alla società.
Si deve precisare, inoltre, che, nel caso in cui la scelta ricada sulla nomina di un Sindaco Unico o di un Collegio Sindacale, sia l’organo monocratico sia l’organo collegiale devono essere composti da soggetti debitamente iscritti all’Albo dei revisori legali dei conti, oggi tenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Cosa comporta la scelta tra un organo interno e un soggetto esterno alla società?

Nel caso si scelga di nominare l’organo interno, quindi un Collegio Sindacale o un Sindaco Unico, a esso è sicuramente demandato sia il controllo sulla gestione sia la revisione legale dei conti, purché i membri siano iscritti nell’apposito Albo. Qualora essi non siano iscritti all’Albo dei Revisori, la revisione legale dei conti deve essere demandata a un soggetto esterno, debitamente iscritto nell’Albo (ossia un revisore).
Se, diversamente, viene nominato un soggetto esterno, l’assemblea potrà demandare al revisore unico o alla società di revisione unicamente la revisione legale dei conti, come sembrano preferire gli autori che hanno affrontato la tematica. In tal caso, il controllo sulla gestione è riservato ai soci.

Cosa accade alle Srl che non hanno nominato un organo di controllo nei termini di legge?

Le S.r.l. che, con l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2018 hanno superato i limiti legali, avevano l’obbligo di nominare un organo di controllo entro il 16 dicembre 2019. Qualora entro tale data non si sia riunita l’assemblea ordinaria, almeno in prima convocazione, il Registro delle Imprese applicherà una sanzione pecuniaria per ogni amministratore.

Leggi anche l’altro articolo dedicato all’organo di controllo nelle SRL 

15 cose da sapere prima di costituire una SRL

Nel nostro Paese la forma societaria più diffusa è quella delle SRL e questo contributo si presta a fornire al lettore tutte le informazioni necessarie per costituire una SRL in modo consapevole.

In che modo si può costituire una SRL?

La società a responsabilità limitata si costituisce con un procedimento a due fasi:

  • sottoscrizione di un contratto redatto in forma pubblica davanti a un notaio;
  • iscrizione nel Registro delle Imprese entro 10 giorni dall’atto costitutivo.

I soci di una SRL rispondono delle obbligazioni sociali?

La risposta è negativa. Nelle SRL per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. Attenzione, però, alle fideiussioni personali rilasciate dai soci a favore di banche e/o fornitori: in questo caso il socio risponde per il rapporto da lui garantito in caso di insolvenza della società.

Si può costituire una SRL in forma unilaterale?

La risposta è positiva, in quanto l’art. 2463 c.c. prevede che la società possa essere costituita anche con un atto unilaterale sottoscritto da una sola persona.

Una società già esistente può costituire una SRL?

La legge consente che una società, sia di persone sia di capitali, possa costituire una società a responsabilità limitata. In altri termini, una SRL può essere partecipata anche da soggetti non fisici.

È possibile costituire una SRL con una persona fisica o giuridica straniera?

La risposta è parzialmente positiva e precisamente:

  • i soggetti, fisici o giuridici, facenti parte dell’Unione Europea possono essere soci di una SRL italiana senza alcuna limitazione;
  • le persone fisiche extracomunitarie munite di permesso soggiorno sono parificate ai cittadini italiani e, pertanto, possono essere socie di una SRL italiana;
  • le persone fisiche senza permesso di soggiorno e le società extracomunitarie, possono divenire socie di una SRL italiana solo a condizione di reciprocità.

Dove prevedere la sede sociale?

La sede sociale è il luogo in cui si trovano gli uffici amministrativi della società.

Gli uffici amministrativi possono essere ubicati in un posto diverso rispetto a dove si svolge l’attività produttiva: sovente, infatti, la sede viene posta negli uffici del dottore Commercialista.

È possibile prevedere un oggetto sociale eterogeneo?

L’oggetto sociale deve apparire determinato specificando l’attività prescelta (commerciale, industriale, finanziaria, agricola, prestazione di servizi, ecc.) ed eventualmente i settori merceologici interessati. Resta inteso che è ammissibile prevedere un oggetto sociale eterogeneo con plurime attività, purché in concreto non risulti indeterminato.

A quanto ammonta il capitale sociale minimo?

Il capitale minimo di una società a responsabilità limitata ammonta ad euro 10.000,00 e all’atto costitutivo i soci devono versare almeno il 25% del capitale sottoscritto. A questo principio di massima vanno fatto le seguenti precisazioni:

  • in caso di costituzione di una SRL unipersonale il versamento del capitale deve necessariamente corrispondere alla totalità del capitale sociale sottoscritto;
  • il capitale può essere determinato in misura inferiore ad euro 10.000,00, pari ad almeno un euro, precisando che in questo caso almeno 1/5 degli utili deve essere accantonato a riserva legale fino al raggiungimento, unitamente al capitale, della somma di euro 10.000,00.

Quali beni è possibile conferire in una SRL?

Generalmente le SRL vengono costituite mediante un conferimento in denaro, tuttavia, la legge consente di conferire tutti gli elementi suscettibili di una valutazione economica. In particolare, è possibile conferire, ad esempio, un’azienda, dei beni immobili, dei beni mobili, dei crediti, dei diritti c.d. industriali. Nel caso di conferimenti diversi dal denaro, va allegato all’atto costitutivo una relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione legale.

Può essere costituita una SRL a tempo indeterminato?

La risposta è positiva, tuttavia, a tale scelta consegue l’attribuzione del diritto di recesso ad nutum a favore dei soci e ciò non tutela l’integrità della compagine sociale.

Come si amministra una SRL?

La legge consente di amministrare una SRL con tre sistemi diversi e precisamente:

  • un amministratore unico;
  • un consiglio di amministrazione (in modo simile ad una società azionaria);
  • più amministratori senza che questi formino un collegio (in modo simile ad una società di persone).

È obbligatorio un organo di controllo?

La nomina dell’organo di controllo (monocratico o collegiale) o del revisore è obbligatoria solo se la società:

  • è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  • controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:
    • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro;
    • ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro;
    • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità.

Va prestata attenzione allo statuto sociale?

Lo statuto sociale è quel documento che disciplina il rapporto tra soci e il funzionamento della società; esso viene, generalmente, allegato all’atto costitutivo anche se può essere ad esso unito.

Lo statuto non può essere frutto di improvvisazione e in fase costitutiva i soci devono prestare la massima attenzione nella sua redazione prevedendo, ora per allora, quali potrebbero essere le effettive necessità sociali.

Quali sono le principali domande che i soci devono porsi:

  • le quote possono essere liberamente cedibili o è meglio prevedere delle limitazioni con clausole, ad esempio, di prelazione, gradimento, tag along, bring along, drag along, di lock-up ecc.?
  • quando muore un socio a chi spetta la sua quota? è possibile prevedere una clausola di consolidazione per evitare l’ingresso in società degli eredi del socio defunto?
  • i diritti sociali devono essere proporzionali alla quota di capitale conferita o è possibile prevedere una deroga al principio della proporzionalità?
  • quali sono i quorum assembleari? vanno bene i quorum legali o risulta più opportuno prevedere dei quorum rafforzati?
  • in sede di aumento di capitale è possibile prevedere l’ingresso di soggetti terzi finanziatori?
  • qualche socio può avere o potrà avere dei diritti particolari?
  • è opportuna una clausola compromissaria per dirimere le controversie tra soci o tra soci e società?
  • è opportuno prevedere delle cause di recesso volontarie o delle cause di esclusione del socio?
  • le assemblee sociali possono avvenire con mezzi di audio/video conferenza?

Quali sono i costi per costituire una SRL?

Quando si costituisce una SRL, oltre al versamento del capitale sociale, vanno preventivati i seguenti costi[1]:

  • imposta di registro: euro 200,00;
  • imposta di bollo: euro 156,00;
  • diritto annuo del Registro delle Imprese: euro 120,00;
  • diritti di iscrizione al Registro delle Imprese: euro 90,00;
  • tassa archivio: da euro 27,5 ad euro 139,4 (variabile in base al valore del conferimento);
  • onorario del notaio e di altri eventuali professionisti coinvolti, oltre all’IVA dovuta per legge.

Qual è il regime fiscale di una SRL?

Il regime fiscale ordinario delle SRL prevede un’imposizione interamente a carico della società e l’imposta da versare è l’IRES (imposta sul reddito delle società).

In limitati casi, le SRL possono scegliere il c.d. “regime fiscale per trasparenza”: in questo caso il reddito imponibile è imputato ai soci in proporzione alle loro quote di partecipazione agli utili, i quali sono tenuti a versare l’IRPEF.

La SRL deve, altresì, pagare l’IRAP (imposta regionale attività produttive).

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[1] I costi sono riferiti ad una SRL che prevede dei conferimenti di denaro

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Esclusione di un socio inattivo o irreperibile da una società a responsabilità limitata

quoteUn’esigenza sentita da molte società a responsabilità limitata è quella di escludere un socio che non partecipa in alcun modo alle attività assembleari. Il Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie ha presentato il 28 settembre 2019 la massima societaria I.H.20 che ha disciplinato tale fattispecie rendendo possibile una clausola statutaria che prevede l’esclusione del socio inattivo o irreperibile.

La fattispecie

Non sono rari i casi in cui una società incappi nella fattispecie del socio inattivo. Il socio si definisce inattivo quando per determinate ragioni si rende irreperibile e non partecipa in alcun modo all’attività sociale e nello specifico all’attività assembleare.

Si pensi al caso frequente in cui un socio ha divergenze con gli altri soci e decide di disinteressarsi della società “abbandonandola” di fatto.
Tale disinteresse può comportare notevoli difficoltà alla società soprattutto nei casi in cui il socio inattivo detenga una partecipazione di maggioranza, tale impedire, per esempio, l’assunzione di una decisione in assemblea per mancanza del quorum costitutivo o deliberativo.

Quali sono i rimedi che la legge prevede in tali casi?

Il legislatore prevede che la società che non riesca ad assumere una decisione in assemblea per impossibilità del suo funzionamento debba considerarsi sciolta. In tal caso l’organo amministrativo ha l’onere di depositare una dichiarazione presso il Registro delle Imprese che dichiari lo scioglimento della società, il quale assume efficacia alla data di iscrizione nel Registro delle Imprese stesso.

Qualora l’organo amministrativo ometta tale adempimento, il Tribunale su istanza di singoli soci o singoli amministratori o, ancora, dei sindaci procederà con la verifica della causa di scioglimento.

Dopo tali formalità, l’assemblea dei soci deve nominare un liquidatore e, nel caso di sua impossibilità, provvederà il Tribunale nominando un liquidatore giudiziale.

È possibile adottare una clausola statutaria che preveda l’esclusione del socio inattivo?

Tradizionalmente l’esclusione del socio può essere deliberata quando si verifichi un grave inadempimento delle obbligazioni derivanti dalla legge o dallo statuto sociale.

Ancora, il socio può essere escluso ove lo statuto, ai sensi dell’art. 2473-bis c.c., abbia previsto una specifica ipotesi di esclusione per giusta causa.

Ora bisogna interrogarsi se l’inattività o irreperibilità del socio rappresenti o meno una giusta causa, e di conseguenza occorre chiedersi se in una società a responsabilità limitata sia più importante l’interesse del singolo a disinteressarsi alle attività sociali ovvero sia conferito maggior rilievo agli interessi sociali.

Il Triveneto con la massima I.H.20 ha stabilito che, in suddetti casi, è necessario tutelare l’interesse sociale a discapito dell’interesse del singolo socio.

In altri termini, secondo il Triveneto è legittimo prevedere come causa di esclusione, ai sensi dell’art. 2473-bis c.c., “la mancata partecipazione, per un periodo di tempo significativo, all’attività assembleare”.

La clausola di esclusione del socio inattivo/irreperibile può essere prevista nell’atto costitutivo?

La clausola di esclusione del socio inattivo/irreperibile può sicuramente essere prevista fin dall’atto costitutivo in quanto sicuramente si ha l’unanimità dei consensi dei soci costituenti.

Prevedere tale clausola fin dalla costituzione della società è un atto di prudenza che permette, nel caso si verificasse il problema in esame, di risolvere lo stallo assembleare con maggior rapidità rispetto al procedimento giudiziario.

Se la società è già costituita cosa si può fare?

La clausola di esclusione può essere introdotta anche con una modifica statutaria. “Ça va sans dire” che per inserire una clausola statutaria bisogna disporre di una maggioranza in assemblea che consenta una modifica dello statuto.

Qualora il socio inattivo abbia una partecipazione rilevante tale da impedire il formarsi di una maggioranza, non sarà possibile modificare lo statuto.

Le società azionarie possono prevedere la su descritta clausola di esclusione?

Il Triveneto ha preso posizione anche in riferimento alle società azionarie. Nel caso delle società azionarie, è possibile prevedere che le azioni siano riscattabili dalla stessa società ovvero dagli altri soci, qualora il socio titolare delle azioni non partecipi per un tempo significativo ad alcuna attività assembleare.

Vi sono limiti nell’introduzione di tale clausola?

Nel diritto societario vige il c.d. principio della parità di trattamento e da ciò consegue che l’operatività della clausola di esclusione si debba riferire a comportamenti successivi all’introduzione della medesima clausola.

Qualora la clausola sia prevista sin dalla costituzione della società non si può ritenere violato il principio di parità di trattamento in quanto tutti i soci sono nelle medesime condizioni.

Il problema sorge quando la clausola viene inserita a maggioranza dall’assemblea durante la vita sociale: qualora la clausola, in qualche modo, si riferisca a comportamenti che un determinato socio ha già manifestato, senza dubbio ciò rappresenterebbe una clausola che viola la parità di trattamento. Conseguentemente la delibera che ha introdotto la clausole di esclusione sarebbe da ritenere annullabile.

Fatta la dovuta precisazione, la clausola può essere legittimamente adottata solo in riferimento a comportamenti dei soci successivi all’adozione della clausola stessa.

Formulario

Può essere escluso il socio nel caso di mancato intervento, per un periodo di tempo significativo, alle assemblee dei soci. Si deve considerare periodo di tempo significativo il mancato intervento in assemblea per un periodo superiore a 24 mesi.

L’esclusione deve essere approvata dai soci con apposita delibera da adottarsi con la maggioranza di cui all’art. 2479 bis c.c.

Per la valida costituzione dell’assemblea e per il calcolo della maggioranza richiesta non si tiene conto della partecipazione del socio della cui esclusione si tratta, il quale tuttavia potrà intervenire alla riunione assembleare ma senza diritto di voto.

Il socio escluso ha diritto alla liquidazione della sua partecipazione; al riguardo si applicano le disposizioni dell’art. 2473 c.c., preclusa la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale“.

La gestione dell’impresa secondo il nuovo codice delle crisi d’impresa.

atto notarile 2In questo blog abbiamo già trattato qui la c.d. “riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza”. In questo articolo vogliamo affrontare un altro aspetto della riforma, ossia le modifiche al codice civile sulla gestione dell’attività d’impresa.

Cosa si intende per gestione dell’attività d’impresa?

L’art. 2086 del codice civile è stato recentemente emendato ed invero, oggi, la sua rubrica recita “Gestione dell’impresa”. Il secondo comma di questo articolo definisce la gestione d’impresa come segue “L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. Questa definizione è stata recepita anche in materia di società personali (art. 2257 c.c.), società per azioni (art. 2380-bis c.c.) e società a responsabilità limitata (art. 2475 c.c.).

In altri termini, mentre prima della riforma in commento per svolgere un’attività d’impresa era sufficiente tanta buona volontà, oggi l’imprenditore deve anche dotarsi di un’organizzazione, un’amministrazione e una contabilità che siano adeguate alla dimensione della sua attività d’impresa.

La gestione dell’attività d’impresa è un concetto uguale a quello di amministrazione?

Preme, innanzitutto, affermare che la gestione dell’attività d’impresa e l’amministrazione di una società sono concetti che vanno tenuti ben distinti.

La gestione dell’attività d’impresa, la quale in ogni caso rappresenta un’esclusiva degli amministratori, riguarda il piano organizzativo dell’attività aziendale.

L’amministrazione, invece, inerisce alla gestione della società e alle scelte imprenditoriali e tale potere spetta: esclusivamente agli amministratori, nel caso delle S.p.a. e delle S.a.s; può spettare anche ai soci nelle S.r.l. e nelle S.n.c.

Facciamo degli esempi pratici per capire la differenza tra organizzazione e gestione d’impresa:

1) se una società emette 30.000 fatture all’anno, spetterà esclusivamente all’organo amministrativo decidere quanto personale necessita l’ufficio amministrativo per funzionare correttamente, in quanto questo aspetto riguarda l’organizzazione contabile dell’attività d’impresa;

2) al contrario, decidere se l’attività d’impresa debba presentarsi ad un nuovo mercato all’estero rappresenta una tipica attività di gestione sociale e, conseguentemente, tale scelta può essere rimessa anche ai soci qualora il tipo sociale lo consenta (come nel caso delle S.r.l.).

I patti sociali e gli statuti delle società vanno adeguati?

Se aderiamo all’impostazione qui descritta, che considera concetti distinti la gestione e l’amministrazione di una società commerciale, non sarà necessario adeguare lo statuto sociale o i patti sociali.

L’obbligo di gestione di una società, secondo il nuovo disposto di cui all’art. 2086 c.c., discende solo dalla legge, la quale non prevede alcuna menzione obbligatoria da riportare nei patti sociali e negli statuti.

Tuttavia, si ritiene opportuno che le nuove società costituende richiamino, nei loro patti sociali e nei loro statuti, questo nuovo principio di gestione dell’attività d’impresa, al fine di informare e sensibilizzare la collettività sul nuovo concetto di fare impresa.

Proposte redazionali

Possiamo provare ad abbozzare alcune clausole da inserire nei patti sociali e negli statuti.

Per le società a responsabilità limitata:

ARTICOLO<numero articolo>- LA GESTIONE DELL’IMPRESA

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente all’organo amministrativo, il quale ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’attività d’impresa svolta dalla società, anche in funzione della rilevazione tempestiva di una eventuale crisi dell’impresa o della perdita della continuità aziendale. In tali casi deve, senza indugio, adottare e attuare uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.”

Per le società per azioni:

ARTICOLO<numero articolo>- COMPETENZA E POTERI DELL’ORGANO AMMINISTRATIVO

La gestione dell’impresa sociale spetta esclusivamente all’organo amministrativo, il quale:

– compie le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale;

– ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’attività d’impresa svolta dalla società, anche in funzione della rilevazione tempestiva di una eventuale crisi dell’impresa o della perdita della continuità aziendale. In tali casi deve, senza indugio, adottare e attuare uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Per le società in nome collettivo:

ARTICOLO<numero articolo>- LA GESTIONE DELL’IMPRESA

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente ai soci amministratori, i quali hanno il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’attività d’impresa svolta dalla società, anche in funzione della rilevazione tempestiva di una eventuale crisi dell’impresa o della perdita della continuità aziendale. In tali casi devono, senza indugio, adottare e attuare uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Per le società in accomandita semplice:

ARTICOLO <numero articolo>- LA GESTIONE DELL’IMPRESA

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente ai soci accomandatari, i quali hanno il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’attività d’impresa svolta dalla società, anche in funzione della rilevazione tempestiva di una eventuale crisi dell’impresa o della perdita della continuità aziendale. In tali casi devono, senza indugio, adottare e attuare uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

 

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