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Come i soci possono finanziare le loro società di capitali?

finanziamentoLe società di capitali hanno una continua necessità di flussi di cassa per esercitare le loro attività. Un modo di finanziarsi, al di fuori dell’ordinario canale bancario, è quello di ricevere apporti di varia natura da parte dei loro soci. Tali apporti possono essere di diversi tipi: scopriamoli insieme.

Versamenti a capitale (conferimenti)

Una società di capitali, al fine di reperire risorse dai propri soci, ha la possibilità di proporre all’assemblea dei soci un aumento di capitale.

Qualora l’aumento venisse deliberato, i soci sottoscrittori conferirebbero del denaro in società, aumentando il valore nominale della propria partecipazione.

I soci conferenti potranno avere la restituzione della somma solo in sede di liquidazione della società o, in alternativa, a mezzo di una riduzione volontaria del capitale, salva l’eventuale opposizione dei creditori.

Versamenti a capitale con sovrapprezzo

Una variante dei versamenti a capitale sono quelli previsti con il c.d. sovrapprezzo. Tali versamenti vengono imputati in parte a capitale e in parte a patrimonio.

Proviamo a fare un esempio: la società “Alfa s.p.a.” aumenta il capitale di euro 100.000 e prevede un sovrapprezzo di euro 200.000. In particolare, per ogni azione da 1 euro emessa sono necessari tre euro per acquistarla.

I soci potranno avere la restituzione della somma imputata a capitale solo in sede di liquidazione della società o, in alternativa, a mezzo di una riduzione volontaria del capitale. Per quanto riguarda il sovrapprezzo, esso andrà a costituire una posta del patrimonio netto, della società denominata “riserva da sovrapprezzo” (art. 2431 c.c.), che potrà essere distribuita ai soci, previa delibera assembleare, qualora la riserva legale abbia raggiunto il limite previsto dalla legge. La distribuzione di tale riserva, qualora deliberata, non è soggetta all’opposizione dei creditori.

I finanziamenti soci

I soci possono finanziare la società anche a mezzo di prestiti ove il socio funge da soggetto mutuante e la società da soggetto mutuatario.

Solitamente i finanziamenti soci sono infruttiferi ma nulla impedisce di prevedere nel contratto di finanziamento una remunerazione del capitale corrisposto, prevedendo un tasso di interesse legale o maggiore.

Contabilmente, la somma ottenuta a titolo di finanziamento dalla società va postata nei debiti sociali e non nel patrimonio netto.

Il socio potrà ottenere la restituzione del capitale prestato alla società alla data pattuita nel contratto di mutuo.

Dal punto di vista formale il contratto di finanziamento viene concluso per corrispondenza, da registrare solo in caso d’uso. Tale modalità operativa consente di evitare la registrazione in termine fisso che prevede un’imposta di registro pari al 3% del capitale mutuato.

Remissione di un debito da parte di un socio finanziatore

Al fine di dare ossigeno ai conti sociali, il socio potrebbe decidere di attuare una remissione del debito, che rappresenta l’atto giuridico con il quale il creditore rinuncia volontariamente al proprio credito.

La remissione comporta l’estinzione dell’obbligazione a carico della società di restituire la somma ottenuta dal socio a titolo di mutuo.

Dal punto di vista contabile, la posta in bilancio del debito verso socio viene cancellata e il corrispondente importo viene iscritto nel patrimonio netto come riserva disponibile a vantaggio di tutti i soci. È evidente che il socio non potrà ottenere la restituzione della somma prestata alla società.

Versamenti in conto capitale o versamenti a fondo perduto

Un socio può decidere di versare del denaro in società senza imputarlo a capitale. Tale versamento non può mai essere obbligatorio, in ossequio al principio che il socio è obbligato a corrispondere alla società solo il capitale sottoscritto in sede di costituzione ovvero di un successivo aumento di capitale.

Il versamento in conto capitale rappresenta un versamento a favore del patrimonio della società, che viene contabilmente descritto come una riserva disponibile del patrimonio netto.

Una volta versato, questo denaro viene irrevocabilmente acquisito nel patrimonio della società, beneficiando, quindi, tutti i soci. In conseguenza di tale assunto, il socio non potrà mai ottenere la restituzione di quanto dato alla società.

I versamenti a fondo perduto hanno la stessa identica disciplina dei versamenti in conto capitale, salvo precisare che essi vengono effettuati, facoltativamente, dai soci quando vengono destinati a coprire delle perdite sociali.

Versamenti in conto futuro aumento di capitale

I versamenti in conto futuro aumento di capitale sono versamenti dei soci destinati a coprire un aumento di capitale sociale non ancora deliberato. Si tratta, più precisamente, di apporti effettuati dai soci prima che l’aumento del capitale sia deliberato in vista di tale evento.

In sede di delibera assembleare avente ad oggetto l’aumento di capitale programmato, il socio che ha effettuato tale tipologia di versamento può decidere di sottoscrivere l’aumento oppure non sottoscrivere.

Qualora il socio decida di non sottoscrivere l’aumento di capitale, può pretendere dalla società la restituzione di quanto ad essa versato a titolo di versamento in conto futuro aumento di capitale.

La dottrina discute molto su come contabilizzare tale tipologia di versamento. Una tesi ritiene che sia un debito della società e che come tale vada rappresentato a bilancio; altra tesi, invece, ritiene di postare questi versamenti nel patrimonio netto come una riserva c.d. targata (ossia a favore del solo socio che ha effettuato il versamento).

Cosa fare dopo l’acquisto di una nuova casa?

casaDopo l’atto notarile di acquisto di una casa vi è una serie di formalità burocratiche da espletare e una serie di aspetti ai quali bisogna prestare attenzione. Il tutto viene qui riassunto al fine di dare al lettore una rapida guida.

IUC (imposta unica comunale) – IMU – TASI – TARI

La “IUC” è stata introdotta con la Legge Finanziaria per l’anno 2014 e comprende tre diverse imposte:

  • IMU: è la tassa sugli immobili dovuta dal possessore. L’esenzione dall’imposta è prevista solo nel caso di abitazione principale ossia dove si ha la residenza anagrafica o la dimora abituale;
  • TASI: è la tassa sui servizi indivisibili a carico di chi possiede o detiene a qualsiasi titolo immobili, compresa l’abitazione principale. La Legge di Stabilità 2016 ha previsto l’esenzione dalla TASI per proprietari ed inquilini, a condizione che non si tratti di immobili ricadenti nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9;
  • TARI: è la tassa sui rifiuti a carico di chi possiede o detiene a qualsiasi titolo immobili, locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani. È importante ricordare che in caso di vendita o locazione dell’immobile si deve presentare all’Ufficio Tributi del Comune – la c.d. “denuncia di cessazione” (a carico del venditore/locatore) e la c.d. “denuncia di nuova occupazione” (a carico dell’acquirente/conduttore).

L’IMU è dovuta in due rate: l’acconto, che riguarda il primo semestre dell’anno e scade il 16 giugno, e il saldo che riguarda il secondo semestre e scade il 16 dicembre. L’IMU è dovuta in base ai mesi di possesso dell’immobile dell’anno in corso. Se l’acquisto del bene avviene entro il 15 del mese l’intero mese sarà a carico della parte acquirente; se l’acquisto avviene dal giorno 16 l’intero mese rimarrà a carico della parte venditrice.

Per la TARI e la TASI, invece, vi sono due rate a scadenza semestrale i cui termini sono stabiliti da ciascun Comune in maniera anche differenziata fra i due tributi. Si precisa che è prevista anche la possibilità del pagamento in un’unica soluzione.

Il nuovo proprietario è tenuto a dichiarare all’Ufficio Tributi del Comune i suoi diritti immobiliari. I comuni hanno la facoltà di regolamentare in maniera differente il regime di dichiarazione, con particolare riferimento a tempi e modalità; è opportuno, pertanto, informarsi presso il competente ufficio dei tributi del Comune al fine di evitare degli illeciti.

Qual è la base imponibile per il pagamento dell’IMU?

Per determinare la base imponibile per il pagamento dell’imposta dovuta per una casa di abitazione e relative pertinenze si deve rivalutare la rendita catastale del 5% e poi moltiplicarla per 160.

Le aliquote vengono stabilite dai singoli Comuni entro i limiti previsti dal Legislatore Statale. Il pagamento deve essere effettuato solo con modello F24.

L’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) sulla casa

L’IRPEF dovuta sul reddito da immobili è calcolata nella Dichiarazione dei Redditi (Mod. 730 o Mod. Unico) da presentare l’anno successivo a quello di acquisto, in proporzione ai giorni di possesso dell’immobile acquistato. Il reddito immobiliare va sommato agli altri redditi conseguiti.

L’imposta da versare varia in base alla rendita catastale, all’utilizzo dell’immobile o dall’eventuale canone di locazione percepito. Se l’immobile costituisce, però, la “prima casa” si ha una esenzione totale in quanto opera una deduzione dal reddito complessivo pari all’ammontare dell’intera rendita catastale.

Gli allacci alle utenze essenziali

Di fondamentale importanza è occuparsi delle utenze (energia elettrica, gas e acqua) al fine di evitare che rimangano intestate al vecchio proprietario o da questo cessate. È necessario, quindi, intestare a proprio nome i contratti relativi alla casa appena acquistata:

  • se il precedente intestatario non ha effettuato la cessazione dei contratti è possibile fare le volture a proprio favore;
  • se il precedente intestatario ha fatto la cessazione dei contratti e conseguentemente i contatori sono staccati e non erogano più i servizi, è necessario fare il subentro;
  • nel caso di una casa di nuova costruzione o di una casa priva di contatori è necessario fare delle nuove attivazioni.

È possibile fare la procedura anche on line e sono previste riduzioni di tariffa per l’uso domestico residente.

Le medesime società di fornitura energia elettrica e gas richiederanno poi la comunicazione dei dati catastali dell’immobile a cui è destinato il servizio ed il titolo di possesso dell’immobile (ad esempio: proprietà, locazione, usufrutto, comodato).
Tali dati si possono trovare nel testo dell’atto notarile o sul certificato di avvenuta stipula.

Cosa bisogna comunicare all’amministratore del condominio?

Il trasferimento dell’immobile deve essere comunicato all’amministratore di condominio, affinché possa procedere al corrette addebito delle spese condominiali ed ai conteggi di conguaglio. A tal fine è sufficiente consegnare all’amministratore di condominio il certificato di avvenuta stipula dell’atto di compravendita che viene consegnato dal notaio alla fine del rogito.

Posso detrarre gli interessi passivi del mutuo prima casa?

Se l’acquirente ha contratto un mutuo ipotecario/fondiario per l’acquisto dell’abitazione principale, gli spetta la detrazione d’imposta IRPEF nella misura del 19% sugli interessi passivi ed oneri accessori fino ad un massimo di euro 4.000. La detrazione è ammessa alle seguenti condizioni:

  • la casa sia stata adibita ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto;
  • l’acquisto sia avvenuto nell’anno precedente o successivo alla data della stipulazione del mutuo.

Per  “oneri accessori” detraibili si intendono, oltre agli interessi passivi, l’onorario del notaio relativo al contratto di mutuo ipotecario (escluso, però, l’onorario per l’atto di compravendita) e le altre spese accessorie (es. spese di perizia, spese di istruttoria).

Posso detrarre le spese di intermediazione immobiliare?

In sede di dichiarazione dei redditi, l’acquirente può portare in detrazione anche il 19% delle spese sostenute per l’intermediazione immobiliare fino alla concorrenza massima di Euro 1000,00, e quindi per un importo massimo di Euro 190,00. La condizione per poter fruire della detrazione è che l’intermediazione abbia riguardato l’acquisto di una “prima casa”.

Posso detrarre gli eventuali interventi di recupero edilizio?

Il testo unico delle Imposte sui Redditi all’art. 16-bis dà la possibilità di detrarre le spese per determinati interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Le detrazioni spettano in misura diversa a seconda della tipologia di intervento che si andrà a realizzare.

Le formalità da rispettare per godere delle agevolazioni sono:

  • i pagamenti devono essere effettuati con bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento e il codice fiscale o partita iva del beneficiario:
  • nella dichiarazione dei redditi devono essere indicati i dati catastali dell’immobile
  • prima dell’inizio dei lavori, deve essere inviata alla ASL, apposita comunicazione con raccomandata a/r qualora ciò sia previsto per la tipologia del lavoro da effettuare.

È opportuna una copertura assicurativa della propria abitazione?

Nel caso di acquisto di una casa, può essere opportuno sottoscrivere una polizza assicurativa. La scelta della polizza dipende dalle esigenze del proprietario e per questo le compagnie assicurative offrono diverse tipologie, che vanno dal risarcimento del danno, alla tutela legale, al furto, alla responsabilità verso terzi, nonché alla protezione dei familiari e degli eventuali animali domestici.

Attenzione al caso di acquisto di un appartamento in condominio; in questi casi è possibile che il condominio abbia già una polizza globale fabbricati. Detta polizza tutela il condominio dalle responsabilità civile e copre i danni causati dall’edificio e sull’edificio. In particolare copre i danni che potrebbero cagionare le parti comuni a terzi e agli stessi condomini nonché i danni causati da proprietà esclusive dei condomini quali, ad esempio, le rotture dei tubi della singola unità immobiliare privata. Qualora il condominio abbia questa polizza, bisogna accertarsi che il contratto relativo all’assicurazione della propria abitazione copra eventi dannosi non previsti dalla polizza assicurativa condominiale al fine di ridurne i costi. In altre parole, l’assicurazione privata sulla propria casa deve completare la copertura assicurativa già prevista dal condominio e non sovrapporsi, parzialmente o totalmente, ad essa.

Cambio di residenza e parcheggi per residenti

Entro 20 giorni dall’entrata nella nuova casa, qualora si sposti contestualmente anche il domicilio, ovvero il luogo in cui abitualmente si vive, è necessario effettuare il cambio di residenza.
Tale formalità si esegue tramite appositi moduli forniti dal Comune, in cui indicare tutti i propri dati inclusi quelli relativi ad eventuali patenti di guida.
Nello stesso momento è anche possibile richiedere permessi di sosta in strada per residenti, sulle c.d. “strisce gialle”.
Dopo il cambio residenza, è facoltà del Comune inviare un funzionario che controlli l’effettivo presenza del dichiarante nell’abitazione e l’idoneità della stessa ad essere abitata. A tal fine, è necessaria la presenza di un letto, tavolo e sedie, oltre agli arredi fissi di cucina e bagno.

L’aumento gratuito del capitale sociale

contratto notaioCon l’aumento gratuito del capitale sociale si realizza un’ipotesi di aumento solo nominale del capitale che non consegue a nuovi conferimenti patrimoniali da parte dei soci. Esso viene realizzato mediante la sottoposizione di alcune poste del Patrimonio Netto al regime contabile previsto per il Capitale.

Perché è utile aumentare il capitale sociale gratuitamente?

In un periodo economico come quello attuale le società di capitali, soprattutto se PMI, faticano a trovare linee di credito nei tradizionali canali bancari. Una ragione (non l’unica) per la quale il credito non viene concesso è rappresentato dall’esiguità del capitale sociale. Ecco che capitalizzare la propria società può migliorare il proprio rating aziendale e rendere, quindi, più facile l’accesso al credito.

Quali poste di bilancio sono utilizzabili per l’aumento gratuito?

Il capitale sociale può essere aumentato gratuitamente imputando a capitale Riserve e altri Fondi disponibili iscritti a bilancio, come ad esempio le riserve facoltative costituite con gli utili di esercizio o portati a nuovo della società o con versamenti in conto capitale all’uopo effettuati (ossia versamenti effettuati dai soci senza alcun obbligo di restituzione agli stessi da parte della società).

Non è possibile utilizzare per l’aumento gratuito:

  • i versamenti in conto futuro aumento di capitale, i quali rappresentano dei versamenti effettuati da singoli soci in vista di un futuro aumento di capitale oneroso e se tale aumento non verrà deliberato la società dovrà restituire tali versamenti ai soci che li hanno effettuati;
  • gli utili di periodo, i quali non essendo definitivi potrebbero mettere a rischio l’effettività del capitale nel caso alla fine dell’esercizio sociale non venissero confermati;
  • i finanziamenti soci, salvo che i soci finanziatori non rinuncino alla restituzione del prestito effettuato a favore della società.

Una volta effettuato l’aumento, le riserve utilizzate sono ancora disponibili e distribuibili?

Le riserve utilizzate per l’aumento gratuito del capitale sociale cessano di essere liberamente distribuibili e potranno essere restituite ai soci della società solo seguendo la disciplina della riduzione volontaria del capitale sociale che prevede il diritto di opposizione a favore dei creditori.

La riserva legale può essere utilizzata per l’aumento gratuito del capitale?

Tradizionalmente, la riserva legale è sempre stata ritenuta indisponibile per l’aumento gratuito del capitale sociale, almeno nei limiti della soglia minima prevista dalla legge per tale riserva (art. 2430 c.c.).  Più recentemente, tuttavia, un’autorevole dottrina ha ritenuto che tale riserva possa essere utilizzata per l’aumento gratuito in quanto col passaggio a capitale le somme prima imputate a riserva legale sono assoggettate a un regime più rigoroso e garantista per i terzi. In particolare la massima H.G.32 del Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie ritiene ammissibile la delibera di aumento gratuito del capitale sociale da attuarsi mediante imputazione allo stesso, in tutto o in parte, della riserva legale, senza distinzione tra la parte di tale riserva ricompresa nei limiti del 20% del capitale e l’eventuale parte eccedente tale limite.

Quali sono le modalità di esecuzione dell’aumento gratuito?

Le società azionarie possono eseguire l’aumento gratuito con due modalità distinte e alternative tra loro:

  • aumento del valore nominale delle azioni in circolazione;
  • emissione di nuove azioni da assegnare gratuitamente e proporzionalmente ai soci; in tal caso è espressamente previsto che le azioni di nuova emissione devono avere le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione in ossequio al principio di omogeneità. Cosicché se la società ha un capitale di 100.000 euro, rappresentato da 20.000 azioni privilegiate e 80.000 azioni ordinarie e aumenta il capitale di 100.000 euro a titolo gratuito mediante l’emissione di 100.000 nuove azioni, ne dovrà emettere 20.000 privilegiate e 80.000 ordinarie.

Le società a responsabilità limitata, invece, in ossequio al principio dell’unicità della quota di partecipazione dei soci, potranno eseguire l’aumento soltanto mediante l’aumento del valore nominale delle quote di partecipazione spettanti a ciascun socio.

A chi compete la deliberazione di aumento gratuito?

La competenza a deliberare un aumento gratuito del capitale sociale è dell’assemblea dei soci. In particolare, l’assemblea straordinaria nel caso di società azionaria, e di un’assemblea dei soci con i quorum previsti per le modifiche dello statuto nel caso di società a responsabilità limitata.

E’ necessario un bilancio infrannuale aggiornato?

La legge non prescrive la necessità di munirsi di idoneo bilancio infrannuale aggiornato per deliberare un aumento gratuito del capitale sociale. Tuttavia, è quanto meno opportuno redigere una situazione patrimoniale aggiornata per verificare se le riserve disponibili da imputare a capitale siano ancora esistenti e non siano state intaccate da eventuali perdite.

L’aumento gratuito del capitale sociale è immediatamente efficace?

L’aumento gratuito del capitale è immediatamente efficace, salvo precisare che la delibera assume efficacia con la sua iscrizione nel registro delle imprese che deve avvenire entro trenta giorni dall’assunzione della delibera stessa.

E’ necessario il notaio per aumentare gratuitamente il capitale sociale?

La delibera di aumento gratuito del capitale sociale di SRL e SPA dà luogo ad una modifica statutaria per la quale è necessaria l’omologa notarile. L’assemblea dei soci, quindi, deve avvenire alla presenza del notaio il quale omologherà la delibera e procederà alla sua iscrizione nel registro delle imprese.

Cosa accade se una delle partecipazioni dei soci è gravata da pegno, usufrutto o sequestro?

Nel caso una partecipazione sia gravata da pegno/usufrutto/sequestro, il vincolo si estende alle azioni di nuova emissione assegnate al socio o alla sua maggior quota.

Quanto costa l’operazione di aumento gratuito?

Fortunatamente le operazioni di aumento gratuito hanno un’incidenza fiscale bassissima. All’erario vanno versati, attraverso il notaio, i seguenti oneri:

  • un’imposta di registro in misura fissa di euro 200,00;
  • un’imposta di bollo forfettaria di euro 156;
  • diritti di segreteria per l’iscrizione dell’atto nel registro delle imprese pari ad euro 90,00;
  • la tassa archivio proporzionale che va da un minimo di euro 27,5 ad un massimo di euro 139,4 a seconda dell’importo dell’aumento di capitale.

Oltre a tali costi c’è da conteggiare l’onorario del notaio il quale, in assenza di tariffa obbligatoria, prevederà un compenso congruo all’attività professionale svolta.

Il conferimento di azienda in una S.R.L.

quoteL’azienda, intesa come il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’attività di impresa, sicuramente può essere oggetto di conferimento in una società a responsabilità limitata. In particolare, perché si possa parlare di conferimento di azienda, è necessario che il complesso di beni conferito alla società sia potenzialmente idoneo a consentirle l’esercizio di una determinata attività di impresa.

Possono essere conferiti diritti diversi dalla proprietà?

Può essere oggetto di conferimento tanto la proprietà dell’azienda, quanto un diritto di godimento – sia reale che personale – sulla stessa.

Qual è la natura del conferimento?

Il conferimento di azienda fa parte del gruppo dei conferimenti in natura e, conseguentemente, è ad esso applicabile la relativa disciplina giuridica.

Cosa ottiene il conferente in cambio dell’azienda conferita?

Il soggetto conferente (privato o società), quale controprestazione del conferimento d’azienda, riceve una quota di partecipazione nel capitale della società conferitaria.

Quando può avvenire il conferimento d’azienda in una S.R.L.?

Il conferimento d’azienda può essere eseguito nella fase costitutiva della società ovvero una società già esistente può ricevere il conferimento di un’azienda a liberazione di un aumento di capitale.

Qual è la formalità da compiere prima dell’esecuzione del conferimento di un’azienda?

A tutela dell’effettività del capitale sociale della società, la legge richiede che l’azienda debba essere valutata da un revisore legale dei conti ovvero da una società di revisione. La valutazione deve essere riportata in una relazione di stima giurata. Il giuramento può essere eseguito o davanti ad un cancelliere di qualsiasi Tribunale italiano ovvero davanti ad un notaio.

La relazione di stima ha dei limiti temporali inerenti la sua validità?

La relazione di stima deve essere più aggiornata possibile; in ogni caso non può essere utilizzata se la data di valutazione dell’azienda risale a più di quattro mesi rispetto al conferimento.

La relazione di stima deve essere allegata all’atto notarile?

La relazione di stima, giurata, deve essere consegnata al notaio per essere allegata all’atto notarile  di costituzione ovvero al verbale di assemblea portante la delibera di aumento di capitale. E’ opportuno precisare che in caso di aumento di capitale da parte di una SRL, la relazione di stima deve essere allegata al verbale di assemblea che delibera l’aumento a prescindere dal momento in cui verrà eseguito il conferimento.

È applicabile la disciplina giuridica delle cessioni di azienda?

Il conferimento d’azienda in una S.R.L. dà luogo, a tutti gli effetti, a un trasferimento dell’azienda dal conferente alla società conferitaria. Conseguentemente è applicabile la disciplina prevista dalla legge per le cessioni di azienda.

È necessario così disciplinare:

* il divieto di concorrenza (art. 2557 c.c.);

* il subentro dei contratti e dei crediti (che nel silenzio del contratto avviene automaticamente ai sensi degli artt. 2558 e 2559 c.c.);

* la responsabilità di eventuali debiti aziendali; in questo caso l’accordo assume valore tra le parti ferma restando la responsabilità solidale prevista dall’art. 2560 c.c.;

* il passaggio dei dipendenti i quali devono mantenere non solo il lavoro ma anche la stessa mansione e la stessa retribuzione. Se il conferimento ha ad oggetto un’azienda con più di 15 dipendenti, è obbligatorio per l’imprenditore avvertire con comunicazione scritta, almeno 25 giorni prima, le rappresentanze sindacali.

È opportuna una verifica della regolarità fiscale dell’azienda da conferire?

La verifica dell’insussistenza di sanzioni e di violazioni di carattere fiscale relative alla conferenda azienda è sempre opportuna e deve essere fatta mediante la richiesta all’Agenzia delle Entrate della relativa certificazione (art. 14 D.Lgs. 18-12-1997, n. 472).

Quali sono i costi fiscali di un conferimento d’azienda?

Il conferimento d’azienda è molto performante dal punto di vista della fiscalità (anche nel caso l’azienda detenga immobili) e precisamente:

– imposta di bollo: euro 156,00 (euro 300 se l’azienda ha immobili)

– imposta di registro: euro 200,00

– imposta ipotecaria: euro 200,00 (solo se l’azienda ha immobili)

– imposta catastale: euro 200,00 (solo se l’azienda ha immobili)

– tasse ipotecarie: euro 90,00 (solo se l’azienda ha immobili)

– diritti registro imprese: euro 90,00 (per atto costitutivo o verbale di assemblea)

– diritti registro imprese: euro 30,00 (per il negozio di conferimento d’azienda)

– bollo per il registro imprese: euro 65,00

– diritto annuo registro imprese: euro 120,00 (solo nel caso di atto costitutivo)

– tassa archivio: da euro 27,5 ad euro 139,4 (cambia sulla base del valore conferito).

Norme:

– art. 2464 c.c.

– art. 2465 c.c.

Proporzionalità tra conferimenti e partecipazioni sociali

contratto notaioIl principio generale stabilisce che ci deve essere una proporzionalità tra quote di partecipazione al capitale e i conferimenti effettuati dai soci. Esempio: “Alfa S.r.l.” ha un capitale di 100 suddiviso in parti uguali tra Mevio e Caio i quali hanno conferito in società 50 ciascuno. In questo semplicissimo esempio è evidente che sussiste una totale proporzionalità tra quanto conferito dal singolo socio e la sua quota di partecipazione in società.

È possibile prevedere una società dove non vi sia intenzionalmente una proporzionalità tra i conferimenti dei soci e le loro quote di partecipazione?

La riforma Vietti, in vigore dal 1° gennaio 2004, ha previsto espressamente la possibilità di assegnare ai soci delle partecipazioni sociali non proporzionali rispetto al conferimento effettuato. Esempio: “Alfa S.r.l.” ha un capitale di 100 suddiviso in parti uguali tra Mevio e Caio i quali hanno conferito il primo 30 e il secondo 70. L’assegnazione non proporzionale può avvenire sia in sede di costituzione della società (dove essa viene decisa con l’accordo di tutti i soci fondatori) sia in sede di aumento del capitale sociale. In quest’ultimo caso ci deve sempre essere il consenso dei soci che ricevono delle quote non proporzionali al conferimento effettuato. Un’attribuzione di quote non proporzionale ai conferimenti può prestarsi a realizzare varie finalità:

  • permettere ai soci di dare rilevanza ad apporti che non possono per legge essere oggetto di conferimento, ma che rappresentano comunque una risorsa importante per la società (esempio: conferimento d’opera e di servizi);
  • remunerare anticipatamente uno dei soci per l’assunzione di una carica sociale o dell’obbligo di fornire prestazioni supplementari rispetto al conferimento;
  • consentire di estinguere rapporti di credito sottostanti (esempio: Mevio, debitore di Sempronio di 100, invece di restituirgli questi 100, li conferisce in più nella società in cui entrambi partecipano, per consentire un’assegnazione a favore di Sempronio in misura maggiore rispetto al conferimento da questi eseguito);
  • realizzare liberalità indirette (esempio: Tizio costituisce una società insieme al figlio Tizietto e il primo fa un conferimento più che proporzionale al fine di assegnare al figlio una quota più che proporzionale rispetto al suo conferimento).
    Si ritiene che i motivi che giustificano l’operazione non debbano necessariamente risultare dall’atto costitutivo.

È ammissibile il socio non conferente?

Ci si chiede se la possibilità di assegnare quote sociali in misura non proporzionale ai conferimenti effettuati possa essere portata all’estremo nel senso di avere un socio che diventa tale senza eseguire alcun conferimento. Esempio: “Alfa S.r.l.” ha un capitale di 100 suddiviso in parti uguali tra Mevio e Caio e solo il primo ha conferito l’intero capitale sociale. Nonostante non vi sia un’unanimità di vedute sul punto, è possibile affermare che in assenza di limitazioni di legge, non vi sono ostacoli all’ammissibilità anche ad una previsione estrema di questo tipo. Si osserva, infatti, che se ci si irrigidisse pretendendo un conferimento minimo, in ossequio all’art. 2247 c.c., il principio sarebbe rispettato solo formalmente perché basterebbe conferire 1 euro per essere lecitamente beneficiari di quote per migliaia di euro liberate da altri soci.

È l’ipotesi del conferente non socio?

Anche relativamente all’ipotesi del soggetto conferente non socio sono state sostenute diverse posizioni. Secondo alcuni la fattispecie andrebbe diversamente qualificata, perché chi esegue il conferimento non potrebbe essere considerato “socio” visto che non assume alcuna partecipazione e quindi il suo intervento all’operazione avverrebbe ad altro titolo (esempio: adempimento del terzo). Secondo altri non c’è motivo per negare anche l’ipotesi del conferente non socio e, quindi, la fattispecie andrebbe trattata come un’ordinaria ipotesi di assegnazione di quote non proporzionali al conferimento.

Norme:
– art. 2346, comma 4, c.c.
– art. 2468, comma 2, c.c.

Cosa sono i patti parasociali

cessioneI patti parasociali rappresentano un accordo tra i soci (o tra soci e terzi) che sta al di fuori dello statuto della società. Con essi i soci dispongono di diritti che sono nati con la sottoscrizione dell’atto costitutivo della società. In particolare i soci, nei loro rapporti interni o anche nei rapporti con la società, convengono di adottare determinate condotte sociali in modo difforme o complementare rispetto a quanto previsto dallo statuto sociale.

Qual è la natura giuridica dei patti parasociali?

La dottrina qualifica i patti parasociali come contratti plurilaterali dotati di una propria autonomia, che possono assumere la forma di contratti associativi (esempio: i sindacati di voto) o di contratti a prestazioni corrispettive (esempio: i sindacati di blocco).

Esiste una particolare disciplina relativa ai patti parasociali?

I patti parasociali sono dei contratti a tutti gli effetti, ragion per cui ad essi è applicabile la disciplina generale dei contratti. I patti parasociali hanno anche una specifica disciplina nel Testo Unico in materia Finanziaria (artt. 122-124 D.Lgs. 24-2-1998, n. 58) e nel codice civile (artt. 2341-bis e 2341-ter c.c.).

Qual è l’efficacia dei patti parasociali?

I patti parasociali hanno un’efficacia solo obbligatoria, il che significa che non producono effetti se non nei riguardi di chi li ha sottoscritti.

La loro violazione comporta, quindi, esclusivamente il sorgere di un obbligo risarcitorio e, se il patto ha struttura associativa, la possibilità che il parasocio sia escluso dal patto. Il patto può prevedere delle clausole penali per eventuali inadempimenti.

Qual è la distinzione tra patto parasociale e patto sociale?

Il patto parasociale, nonostante conservi una sua autonomia, è comunque collegato unilateralmente all’atto costitutivo e allo statuto della società. L’unilateralità del collegamento comporta che il patto risente delle vicende che riguardano l’atto costitutivo e lo statuto ma non vale il contrario perché quest’ultimi rimangono insensibili alle vicende del patto.
I criteri individuati dalla dottrina per distinguere il patto sociale e quello parasociale sono molteplici e possono essere riassunti come segue:

  • criterio volontaristico secondo cui la valenza sociale o parasociale del patto deve essere valutata in base a quella che risulta essere la reale volontà delle parti;
  • criterio formale secondo cui la distinzione si fonda esclusivamente sulla circostanza che la pattuizione sia o meno inclusa nell’atto costitutivo della società. L’estraneità a tale documento costituirebbe prova certa del suo carattere parasociale;
  • criterio dell’efficacia secondo cui bisogna aver a riguardo agli effetti prodotti dal patto, accertando se essi si manifestano solo fra parasoci o anche tra loro e la società.

Come possono essere classificati i patti parasociali?

Vi sono diverse modalità di distinguere e definire i patti parasociali. Secondo una prima distinzione, i patti parasociali possono produrre effetti:

  • limitatamente tra gli aderenti;
  • anche a vantaggio della società, ponendo pesi a carico degli aderenti;
  • sulla sfera giuridica e sulla competenza degli organi sociali, eventualmente arrecando anche qualche pregiudizio ai parasoci.

Poi vi sono i patti a carattere organizzativo che sono finalizzati a dettare modalità di comportamento per gli aderenti al patto nell’esercizio dei poteri concernenti l’organizzazione societaria, i quali si distinguono dai patti a carattere non organizzativo che non influiscono sull’organizzazione della società. Altra identificazione va a distinguere i patti complementari che possono costituire vantaggio anche a favore della società e i patti collaterali che fanno sorgere limitazioni sui diritti dei soci derivanti dal rapporto sociale.
Infine, vanno ricordati i patti parasociali “deboli”, la cui violazione da parte degli aderenti non comporta alcuna conseguenza risarcitoria nei confronti degli altri aderenti ma solo pregiudizio alla reputazione dell’inadempiente nel settore di riferimento ove opera la società.

Quali sono le figure di patti parasociali più conosciute?

Una nota tipologia di patti parasociali sono i sindacati di voto in forza dei quali gli aderenti si obbligano a esercitare il proprio diritto di voto, da esercitare in assemblea, secondo gli accordi assunti nel patto parasociale.
La finalità del sindacato di voto è quella di assicurare agli aderenti un rafforzamento del loro gruppo di interesse mediante l’espressione concertata del diritto di voto nell’assemblea generale dei soci e ciò determina una maggiore stabilizzazione della propria posizione di controllo, se gli aderenti detengono la maggioranza del capitale, o una maggiore tutela dei propri interessi, se gli aderenti detengono la minoranza del capitale sociale. Il sindacato di voto può riguardare tutte le delibere assembleari o può limitarsi solo ad alcuni argomenti (esempio solo le delibere riguardanti l’approvazione del bilancio).
All’interno del patto è possibile prevedere che le decisioni siano prese all’unanimità o a maggioranza e in quest’ultimo caso il funzionamento del patto può assumere una struttura molto simile a quella di un’assemblea societaria. Per impedire che gli aderenti al patto votino in modo difforme all’accordo assunto, è possibile prevedere un obbligo di risarcimento che può essere attuato con una penale.

Altra tipologia di patti sono i sindacati di blocco in forza dei quali vengono posti dei vincoli alla libera disponibilità delle partecipazioni degli aderenti che, nel caso in cui vogliano trasferirle, devono rispettare diritti di prelazione o gradimento riconosciuti agli altri partecipanti al patto. Tale vincolo può anche consistere in un vero e proprio divieto di alienazione, che deve comunque rispondere ai requisiti dell’art. 1379 del codice civile. La finalità di questi patti è quella di evitare l’ingresso in società di soggetti non graditi ai membri del patto, ma anche mantenere i rapporti di forza esistenti tra i soci aderenti al patto. L’efficacia dei sindacati di blocco è meramente obbligatoria e, conseguentemente, la loro violazione comporta una cessione di partecipazioni efficacia sia nei confronti delle parti sia nei confronti della società. La violazione del patto comporterà esclusivamente solo un obbligo risarcitorio o pagare una penale a carico dell’inadempiente e a favore degli altri aderenti al patto.

I patti parasociali hanno una specifica disciplina nel codice civile?

La riforma Vietti del diritto societario, in vigore dal 1° gennaio 2004, ha introdotto nel codice civile una specifica disciplina dei patti parasociali agli articoli 2341-bis e 2341-ter del codice civile. I patti presi in considerazione dal codice civile fanno riferimento, in primo luogo, a quegli accordi che hanno lo scopo di cristallizzare gli assetti proprietari o il governo della società e nello specifico:

  • sindacati di voto;
  • sindacati di blocco;
  • patti che danno luogo all’esercizio, anche congiunto, di un’influenza dominante sulla società. Questa categoria ricomprende numerose tipologie di patti; ad esempio patti con cui più persone si accordano per l’acquisto di partecipazioni di una determinata società in modo che separatamente non sia possibile il controllo, ma che il controllo stesso possa costituirsi con l’esercizio congiunto del diritto di voto, o patti stipulati tra soci e terzi che permettano a un soggetto estraneo alla società di condizionare le scelte più importanti della stessa.

La disciplina dei patti parasociali prevista dal codice civile non si applica alle c.d. joint venture, che il legislatore non ha inteso ostacolare in alcun modo.

È prevista una durata?

Il codice distingue il patto stipulato a tempo determinato e il patto stipulato a tempo indeterminato. Il primo non può eccedere i 5 anni e l’eventuale pattuizione di un termine superiore è inefficace e la durata è automaticamente ridotta. Il patto è comunque rinnovabile alla sua scadenza ma non si ritiene ammesso il rinnovo automatico. Il patto a tempo indeterminato è mitigato con il diritto di recesso a favore degli aderenti, diritto esercitabile in qualsiasi momento, salvo l’obbligo di dare un preavviso di almeno 180 giorni.

La disciplina codicistica a chi si applica?

La disciplina codicistica si applica alle società per azioni chiuse o il cui capitale è diffuso in modo rilevante. Si applica anche alle società che le controllano, che possono rivestire anche la forma di società a responsabilità limitata o quella delle società di persone. Essa non è applicabile alle società quotate per le quali prevale la disciplina speciale prevista dal T.U.F. (artt. 122-124, D.Lgs. 58/1998).

I patti parasociali devono rispettare particolare forme?

La redazione del patto deve avvenire in forma scritta, in quanto rappresenta l’unico strumento per rispettare pienamente la disciplina degli obblighi pubblicitari imposti dal legislatore a pena di invalidità del patto stesso.

Quali sono gli obblighi pubblicitari?

Le società per azioni non quotate hanno degli obblighi pubblicitari meno invasivi rispetto a quelli previsti per le stesse società quotate. Per le SPA non quotate sono previsti i seguenti obblighi:

  • comunicare il patto alla società;
  • dichiarare l’esistenza del patto all’inizio di ogni assemblea, facendo risultare tale dichiarazione nel relativo verbale assembleare;
  • depositare il verbale nel registro delle imprese.

L’adempimento dell’obbligo impone di indicare il tipo di accordo stipulato, le principali pattuizioni, la durata del patto, i soci aderenti e il numero di azioni sindacate.
La legge prevede una sanzione nel caso in cui venga omessa la dichiarazione all’inizio dell’assemblea. La sanzione prevede la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni sindacate e la delibera assunta col voto determinante di tali azioni è annullabile, ai sensi dell’art. 2341-ter del codice civile. Tali adempimenti pubblicitari si applicano alle sole società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio con l’esclusione delle SPA non quotate.

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