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La liquidazione dei creditori ereditari

da | Lug 30, 2020 | Volontaria giurisdizione | 0 commenti

Il pagamento dei debiti ereditari può avvenire da parte dell’erede attraverso tre modalità: la liquidazione individuale, la liquidazione concorsuale e il rilascio dei beni ereditari. Tali modalità presuppongono la passività dell’asse ereditario, e quindi, la circostanza che i debiti ereditari superino le attività. L’erede, in ogni caso, dovrà accettare l’eredità con beneficio d’inventario, anche per evitare di dover rispondere con il proprio patrimonio dei debiti ereditari.

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1) Che cos’è la liquidazione individuale?

Questa modalità di liquidazione è la più semplice, e, nella prassi la più diffusa in caso di eredità passive, ed è prevista dall’ordinamento all’art. 495 c.c. Essa permette all’erede di pagare i debiti senza seguire particolari formalità, trascorso un mese dalla trascrizione di cui all’art. 484 c.c.. In questo caso l’erede liquiderà i creditori e i legatari nell’ordine di richiesta, man mano che si presentano e, fino a esaurimento dell’attivo. Il pagamento potrà essere effettuato oltre che con denaro liquido esistente nell’eredità, anche con il denaro ricavato dall’alienazione dei beni ereditari, il tutto previa autorizzazione del Tribunale del luogo di apertura della successione. La liquidazione individuale può essere posta in essere quando non vi sia stata opposizione dei creditori e, qualora, l’erede, di sua spontanea iniziativa non abbia preferito procedere con la modalità di liquidazione concorsuale.

Vi è un termine per il pagamento dei debiti ereditari in caso di liquidazione individuale?

No. Tale modalità di liquidazione dei creditori, pur essendo la meno onerosa e la più snella ha il difetto di non garantire certezza delle tempistiche entro cui i creditori hanno diritto a essere soddisfatti. La Legge non prescrive un termine massimo di liquidazione e la perdita della qualifica di bene ereditario è collegata alla prescrizione dei crediti ereditari medesimi, che si prescrivono – di norma – in dieci anni. Tuttavia, è sempre possibile, anche dopo il decorso di tale termine che un creditore, rimasto inerte in quanto non a conoscenza del decesso del defunto o perché il proprio credito risulti essere sottoposto a condizione, eserciti le azioni a tutela del proprio credito nei confronti dell’erede. Il rischio in questo caso è che i beni dell’asse possano essere aggrediti senza termine dai creditori del defunto.

I beni mobili possono essere quindi sempre aggrediti dai creditori del defunto?

No, i beni mobili, quali ad esempio gioielli e preziosi, e i beni mobili registrati, quali autoveicoli e imbarcazioni, vengono liberati dopo cinque anni dalla dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario, ai sensi dell’art. 493 c.c., pertanto, decorso tale termine essi si possono considerare definitivamente acquisiti al patrimonio dell’erede.

Cosa succede se non vi è abbastanza attivo per pagare i debiti ereditari?

I creditori rimasti insoddisfatti hanno soltanto diritto di regresso contro i legatari, se esistenti (e non contro gli altri creditori) nei limiti del valore del legato. Tale diritto si prescrive in tre anni dal giorno dell’ultimo pagamento, salvo che il credito sia anteriormente prescritto nel termine ordinario di dieci anni.

L’erede può vendere nelle more della liquidazione un bene ereditario?

Certo, l’erede può sempre vendere i beni immobili ereditari, purché sia debitamente autorizzato dal Tribunale ai sensi dell’art. 747 c.p.c.: anzi, la vendita di beni immobili ereditari è la modalità più immediata con cui realizzare la provvista funzionale al pagamento dei debiti ereditari.

Terminata la liquidazione dei debiti ereditari che succedere ai beni del defunto? L’erede li può considerare di sua proprietà?

Certo. I beni del defunto rimasti nell’asse e non alienati, rimangono di proprietà dell’erede accettante, e, quindi una volta pagati tutti i debiti ereditari, potrà cederli e ritrarne senza limiti il ricavato.

2) Quando si dà avvio alla liquidazione concorsuale?

La liquidazione concorsuale è ispirata al principio della par condicio creditorum, e verrà posta in essere dall’erede qualora vi sia stata opposizione dei creditori o legatari ai sensi dell’art. 498, 1° comma c.c. alla procedura di liquidazione individuale, ovvero qualora l’erede preferisca tale modalità alla liquidazione individuale, e ciò ai sensi degli artt. 495 e 503 c.c.Tale scelta è suggerita dalle circostanze di fatto e in special modo quando non sia possibile conoscere il numero e la quantità dei debiti ereditari medesimi. Non di rado, infatti, il defunto avrà contratto molti e plurimi debiti, di cui è arduo rintracciare i creditori: pertanto tale modalità, grazie agli avvisi previsti dalla Legge, garantisce all’erede assoluta certezza di calcolare in modo puntuale il valore delle passività.

Chi decide di procedere con la liquidazione concorsuale?

Naturalmente la scelta ricade sull’erede, che si dovrà consultare con un Notaio del luogo di apertura della successione, il quale avrà cura di verificare l’opportunità di tale procedura, tenuti presenti anche i costi, che rispetto alla procedura di liquidazione individuale sono certamente più elevati, anche in ragione della gravosa e lunga opera di liquidazione dell’eredità a cura del Notaio incaricato.

Quali sono le fasi della liquidazione concorsuale?

In primo luogo, ai sensi dell’art. 498 c.c. si procede, per tramite di un Notaio, all’invito formale spedito ai creditori ereditari e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, al fine di renderli edotti dell’inizio della procedura di liquidazione concorsuale e dei termini entro i quali presentare le dichiarazioni di credito. Entro il termine fissato, non inferiore a trenta giorni dall’invito, i creditori ereditari presentano le rispettive proprie dichiarazioni di credito per partecipare alla futura ripartizione concorsuale dell’attivo ereditario.

Cosa succede se un creditore non presenta nei termini la propria dichiarazione di credito?

Il creditore che presenti la propria dichiarazione di credito “fuori termine”, o non la presenti affatto, potrà soddisfarsi su quanto residuerà dalla liquidazione, e, qualora nulla residuasse, pur avendo titoli di preferenza, non potrà avere alcuna soddisfazione. Il creditore che ritenga di aver comunque presentato nel termine la propria dichiarazione di credito, pur non ricompreso nello stato di graduazione dell’eredità di beneficiata, può impugnare lo stesso stato di graduazione, a mezzo di reclamo ai sensi dell’art. 501 c.c.

L’erede può pagare autonomamente i creditori ereditari?

Si, l’erede può pagare liberamente i debiti dei soli creditori privilegiati, mentre, dovrà attenersi scrupolosamente allo stato di graduazione quanto al pagamento dei creditori non privilegiati e, solo previa autorizzazione del Tribunale potrà vendere i beni ereditari per pagare i debiti ereditari. Ogni pagamento non effettuato nel rispetto dello stato di graduazione o la vendita di beni ereditari senza debita autorizzazione, comporta la decadenza dal beneficio per l’erede e, come tale, egli risponderà anche con il proprio patrimonio dei debiti ereditari.

3) Il rilascio dei beni ereditari

Il terzo modo per procedere alla liquidazione dell’eredità è previsto dall’art. 507 c.c., che prevede il rilascio dei beni a favore dei creditori e dei legatari. Il rilascio dei beni non è un atto traslativo della proprietà, ma un negozio unilaterale e recettizio che comporta l’abbandono dell’amministrazione dei beni ereditari stessi, che passa a un curatore dell’eredità, nominato dal Tribunale del luogo dell’apertura della successione, su istanza dell’erede stesso o di uno dei creditori. Il curatore dell’eredità venderà i beni secondo le norme della liquidazione concorsuale, e procederà cosi al pagamento di tutti i debiti; qualora da ciò residuasse qualche attività, essa spetta all’erede.

Quando si procede al rilascio?

L’erede provvederà al rilascio dei beni ereditari quando si trovi nell’impossibilità nella gestione dei beni ereditari o non sia in grado di gestirli in proprio, pur con l’aiuto del Notaio. Naturalmente il rischio della procedura risiede nel pericolo di scarso realizzo dalla vendita dei beni, ma certamente il pregio di tale modalità di liquidazione sta nel consentire all’erede di non sopportare gli oneri, anche in termini di tempo, derivanti dall’amministrazione dei beni ereditari e, soprattutto, nel non rischiare mediante atti di disposizione patrimoniale la decadenza dal beneficio. Decisa questa modalità di liquidazione l’erede dovrà dare avviso, con lettera raccomandata ai creditori e quindi provvedere alla relativa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ai creditori e all’iscrizione della dichiarazione nel registro delle successioni e alla pubblicità presso i registri immobiliari.
Dal momento in cui è trascritta la dichiarazione di rilascio, gli atti di disposizione dei beni ereditari compiuti dall’erede sono senza effetto rispetto ai creditori.

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