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testimoniL’art. 50 L.N. prescrive i requisiti che i testimoni negli atti notarili devono avere e sono:

Età

Il cittadino italiano deve aver compiuto la maggiore età. Il testimone straniero, oltre a dover essere maggiorenne per l’ordinamento del suo paese, deve comunque aver compiuto il diciottesimo anno di età.
Esempio: un ventenne minore secondo la sua legge nazionale non può fare il testimone; sedicenne maggiorenne secondo la sua legge nazionale non può fare il testimone perché deve avere almeno diciotto anni.

Capacità d’agire

Non possono essere testimoni gli interdetti legali o giudiziali, l’inabilitato e l’incapace naturale. Si ritiene possano assumere l’ufficio di testimone: il fallito, gli interdetti dai pubblici uffici, il beneficiario dell’amministrazione di sostegno salvo ciò non sia impedito dal decreto di nomina.

Testimone straniero

  • La capacità di agire deve essere accertata secondo la sua legge nazionale (art. 23, comma 1, seconda parte, D.I.P.);
  • deve conoscere la lingua italiana;
  • la legge non richiede che lo straniero sia regolarmente soggiornante in Italia, ma è sufficiente che sia residente nel nostro stato.

Mancanza di interesse all’atto

Per assicurare l’imparzialità del teste questo deve essere non interessato all’atto. La giurisprudenza ritiene che l’interesse, per essere rilevante, debba essere giuridico, attuale e diretto. Sono ammissibili quali testimoni gli impiegati e i praticanti del notaio, i professionisti e tecnici comunque intervenuti all’atto e secondo una isolata sentenza di merito (App. Genova 20-8-1947) anche i mediatori. Tuttavia, secondo il quesito del CNN 5725/C del 2005, è buona norma deontologico professionale evitare testimoni che hanno un interesse indiretto e mediato nell’affare, come i mediatori.

Cecità, sordità, mutismo

Tali minorazione impediscono al soggetto di compiere appieno e in via diretta l’ufficio del testimone.

Relazioni di parentela e affinità

Non sono idonei all’ufficio di testimone i soggetti che hanno una parentela e un’affinità in linea retta all’infinito e in linea collaterale sino al terzo grado, il rapporto di coniugio o l’unione civile con il notaio o con una delle parti. Con le norme vigenti sono idonei all’ufficio di testimone il soggetto unito in matrimonio in forza del solo rito religioso, il coniuge divorziato e il convivente. Si rammenta che il divorzio non fa cessare l’affinità (Cass. 2848/1978).

Incapacità o impossibilità a sottoscrivere

Il testimone deve sapere, e potere, sottoscrivere, pertanto anche un analfabeta che sappia e possa apporre la propria sottoscrizione con nome e cognome può svolgere la funzione. Per contro, non è consentito assumere l’ufficio di testimone, al soggetto letterato impossibilitato a sottoscrivere.

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