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Il rilascio della copia dell’atto notarile

Il rilascio di copia dell’atto notarile rappresenta una tra le funzioni del Notaio, che è pubblico depositario degli atti da questi rogati. Come vedremo in seguito, la copia conforme dell’atto notarile ha medesima efficacia probatoria dell’originale.

copia atto notarile

La copia autentica rilasciata dal Notaio fa fede come l’originale dell’atto?

Certo. Tale principio è sancito dall’art. 2714 c.c., secondo cui le copie autentiche rilasciate dal Notaio hanno lo stesso valore giuridico dell’originale depositato presso il Notaio rogante. Naturalmente il Notaio non può rilasciare l’originale dell’atto stipulato, salve rare eccezioni previste comunque dalla Legge 89/1913 (ad esempio le procure speciali rilasciate per un singolo affare), e, quindi, ciò che viene rilasciato è copia pedissequa di quanto firmato dalle parti in sua presenza. La copia autentica fa, inoltre, piena prova, anche per il caso in cui l’originale, depositato presso il Notaio, venga per qualsiasi motivo distrutto o smarrito.

Cosa devo indicare per ottenere la copia di un atto notarile?

Al fine di poter ottenere il rilascio della copia, è necessario indicare al Notaio rogante il numero di repertorio, ovvero, il numero progressivo che contraddistingue ogni atto notarile stipulato. Tale informazione è facilmente ottenibile tramite la consultazione dei pubblici Registri Immobiliari, oppure se chi richiede la copia è egli stesso parte dell’atto, sarà il Notaio a indicare al cliente il numero di repertorio del fascicolo degli atti tra vivi corrispondente all’atto stipulato.

Mi serve la copia di un atto stipulato da un Notaio non più in esercizio, a chi posso chiederla?

La potestà di rilascio delle copie degli atti stipulati da Notai cessati dall’attività, o trasferiti ad altro distretto notarile, spetta all’Archivio notarile del luogo ove il Notaio aveva sede all’epoca in cui l’atto è stato rogato. Sarà necessario, quindi, recarsi presso l’Archivio Notarile competente, e, pagando i relativi diritti, verrà rilasciata la relativa copia. Qualora il Notaio si sia trasferito in altro distretto notarile, non può rilasciare copie degli atti rogati in precedenza, in quanto egli non ha più in deposito l’originale, consegnato all’atto del trasferimento ad altro distretto, direttamente all’Archivio Notarile.

Il Notaio può rilasciare anche copia di un singolo allegato dell’atto?

Sì. La potestà in capo al pubblico ufficiale rogante di poter rilasciare copie, si estende anche agli estratti, da intendersi come riproduzione parziali dell’atto notarile. Naturalmente il richiedente dovrà indicare quale parte dell’atto è di suo interesse, specificando il tutto nell’apposita richiesta, corredata dall’indicazione del numero di repertorio, oltre che dal proprio documento di identità e codice fiscale, qualora il richiedente non sia parte dell’atto stesso.

Desidero avere copia del testamento pubblico di un mio congiunto, ma il Notaio si rifiuta di rilasciarla, come mai?

Il Notaio può rilasciare copia del testamento redatto in forma pubblica al solo testatore, previa richiesta del medesimo. È inibito infatti il rilascio, durante la vita del testatore medesimo, del testamento pubblico od olografo depositato formalmente, a soggetti diversi dal testatore, salvo che si tratti di soggetti all’uopo autorizzati da apposito mandato speciale, ai sensi dell’art. 67 L. 89/2013. Dopo il decesso del testatore, la copia del verbale di pubblicazione del testamento olografo, o registrazione del testamento pubblico, possono essere rilasciati a chiunque ne faccia richiesta, previo pagamento dei diritti di copia al Notaio rogante.

Il Notaio può rilasciare una copia conforme gratuitamente?

No, salvo diverso accordo con le parti dell’atto e, salvo che il costo della copia non sia già stato ricompreso nel preventivo dell’atto di cui è stato richiesto il ricevimento. L’art. 74 della L. 89/1913 prevede, infatti, che il “Notaio ha diritto per ogni atto, copia, estratto o certificato […] a essere retribuito dalle parti mediante onorario, oltre al rimborso delle spese e dei diritti accessori”.

Il Notaio può rilasciare una copia conforme di un atto di un altro Notaio?

No. La facoltà di rilascio della copia è limitata ai soli atti depositati presso il Notaio, a cui si richiede il rilascio della copia. Tale principio subisce un’eccezione, tuttavia, nei limitati casi in cui a un atto notarile venga, a sua volta, allegata una copia conforme di un altro atto. In quest’ultimo caso il Notaio rogante può rilasciare una copia conforme di copia conforme: ciò vale sia per gli atti notarili, sia per quegli allegati, come ad esempio il certificato di destinazione urbanistica ai sensi dell’art. 30 D.P.R. 380/2001, che si trovino allegati, non già in originale all’atto ma a loro volta in copia conforme. La copia conforme di una copia conforme fa, comunque, piena prova così come l’originale.

Il Notaio può rifiutare il rilascio di una copia conforme di un proprio atto?

Sì, il Notaio rifiuterà il rilascio della copia ogniqualvolta non siano stati corrisposti i relativi diritti, o non sia stato corrisposto il compenso afferente all’atto stipulato. È inoltre inibito, per Legge, il rilascio della copia conforme di un atto che non sia ancora stato registrato presso la competente Agenzia delle Entrate, pertanto è comunque necessario aspettare fino a un massimo di 30 giorni dalla data in cui l’atto è stato rogato per ottenere la relativa copia.

Il Notaio può rilasciare anche copie conformi telematiche?

Certo, la competenza in tal senso è prevista dall’art. 68-ter L. 89/1913. La richiesta di tale modalità di rilascio della copia, dovrà pervenire al Notaio corredata di indirizzo p.e.c a cui inviare la stessa. Vi è da dire, inoltre, che la copia inviata digitalmente, senza conformità telematica, non è una copia con caratteristiche di conformità, e quindi non fa piena prova come l’originale.

Quanto costa la copia conforme di un atto?

Il costo della copia è parametrato sulla base di quanto disposto dal D.M. 20 luglio 2012 n. 140, che, all’art. 32 co. 8 prevede i parametri giudiziali dei compensi notarili e, sul punto, sancisce che il compenso sia liquidato in misura pari a quanto richiesto dall’Archivio Notarile per il rilascio delle copie di sua competenza. Quindi, è dovuto il diritto fisso di 18 euro per il rilascio della copia autentica, è dovuto il diritto di 1,5 euro per ogni facciata di 25, aumentato fino a 3 euro nei casi di rilascio con urgenza entro i cinque giorni, il tutto oltre i.v.a, e naturalmente alle marche da bollo previste per Legge. In quest’ultimo caso, l’apposizione delle marche da bollo non sarà necessaria allorquando la richiesta di rilascio copia è effettuata ai soli fini fiscali: pertanto, la copia sarà rilasciata in esenzione dal bollo ai sensi dell’art. 5 BOL/TAB di cui al D.P.R. 642/1972.

MA IL NOTAIO SERVE ANCORA?

Di tanto in tanto questa domanda si intravede tra proposte di legge bislacche (come quella che prevedeva di attribuire agli avvocati la competenza a stipulare vendite immobiliari aventi valore inferiore ad euro 100.000) e “mode” come quella di considerare come desiderabile “copiare” sistemi giuridici come quello anglosassone, nel quale i notai non esistono.

contratto atto

Eppure proprio oggi, nel mezzo di una profonda trasformazione socio-economica, sarebbe ancora più urgente considerare come fondamentale il ruolo notarile, a protezione degli interessi dei cittadini più deboli contro i possibili abusi insiti nella considerazione di ritenere il potere economico come valore decisivo e “misuratore” di ogni soluzione.

Per cercare di fare un minimo di chiarezza su un tema così complesso, va anzitutto spiegato che l’attività tipica notarile consiste nel preparare atti pubblici. Che cosa significa “atto pubblico”?  Si tratta del documento redatto da un pubblico ufficiale (tale è il notaio) che fa prova legale di quanto viene attestato in esso. L’atto pubblico possiede una speciale forza probatoria e non è possibile che venga contestato senza una speciale procedura (la “querela di falso”).

Il pubblico ufficiale che lo perfeziona si assume una precisa responsabilità di quello che vi è contenuto. Una compravendita immobiliare, un contratto di mutuo, una divisione, una permuta, la costituzione di una società, possono essere preparati con la modalità propria dell’atto pubblico, ma di per sé potrebbero essere anche contenuti in una semplice scrittura privata.

Negli ordinamenti di common law (proprio dei Paesi anglosassoni) non esiste la figura del notaio e non risulta dunque neppure possibile fare atti giuridici privati in forma di atto pubblico. È possibile soltanto autenticare le firme che le parti appongono alla scrittura per concludere l’accordo. A ciò provvede il “notary public” figura che però nulla ha a che vedere con il notaio “latino” dei paesi di civil law come Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, America latina e così via.

E allora? Qualche soggetto male informato svolge un semplicistico ragionamento: il notaio che fa l’atto pubblico ha un costo: molto meglio fare una bella scrittura privata e poi andare a fare autenticare la firma da un funzionario (tipo il “notary public” anglosassone) che non potrà certo chiedere un gran compenso per mettere un timbro e riconoscere due persone che firmano. Già: soluzioni semplici per problemi complessi.

Ma come stanno veramente le cose? Facciamo l’esempio più banale, quello cioè della vendita di un appartamento. Prima di tutto chi si occuperà di dare una forma giuridica appropriata agli accordi delle parti? Si pensi all’apposizione di condizioni e termini al contratto, alla predisposizione di clausole che prevedono caparre o penali. Ma le variabili sono poi mille: il tempo della consegna dell’immobile, le spese condominiali rimaste non pagate, la presenza di ipoteche o di trascrizioni e vincoli pregiudizievoli, i controlli catastali che assicurino la conformità della rappresentazione grafica alla situazione di fatto dell’immobile, la regolarità urbanistica del fabbricato, la validità delle certificazioni energetiche, l’eventuale presenza di servitù attive o passive.

E gli aspetti fiscali? Chi è in grado di apprezzare l’esistenza dei requisiti “prima casa? Il diritto al mantenimento o al trasferimento delle detrazioni fiscali? Si tratta soltanto di alcune delle innumerevoli sfaccettature dei mille aspetti che possono venire e che vengono quotidianamente in considerazione nella vita di tutti i giorni.

Non esistono “atti standard”: ogni caso deve essere trattato a sé, con le peculiarità che gli sono proprie. Bene: ora immaginiamoci che il notaio sia fatto sparire in quanto ritenuto una sorta di cimelio del passato, residuo storico di un’epoca ormai andata e fruitore di una immotivata rendita di posizione. Forse che le parti di una vendita potrebbero “scaricare” dal web un bel modulo standard e poi recarsi da un funzionario per farsi mettere un bel timbro quasi gratis? Nel mondo delle favole certamente si. In quello reale ci sarebbero invece conseguenze. Per non spendere mille euro, se ne spenderebbero decine di migliaia in tribolazioni varie. Gli anglosassoni lo sanno bene: infatti i contratti li fanno gli avvocati (che pare comunque costino da quelle parti) e poi li autentica un funzionario per un modesto compenso. Peccato che ogni contratto debba poi essere assistito da apposite polizze assicurative contro rischi vari, con costi che sono un multiplo della parcella notarile italiana.

E da noi invece chi ti assicura? Risposta facile: il notaio. Con quale costo? Gratis, nel senso che è tutto compreso nella parcella. Signori: a voi la scelta.

Deposito del prezzo dal notaio

La disciplina del deposito del prezzo dal notaio prevede che il notaio incassi il prezzo di vendita in sede di rogito e lo trattenga fino alla trascrizione dell’atto nei registri immobiliari. La somma gestita dal notaio sarà svincolata a favore del venditore solo nel caso in cui non siano stati pubblicati gravami pregiudizievoli (esempio: pignoramento, ipoteca etc.) a carico del venditore tra la data di stipula dell’atto di compravendita e quella della trascrizione dello stesso.

atto notarile

Qual è lo scopo della legge?

Il legislatore mediante la disciplina del deposito del prezzo dal notaio ha voluto assicurare un’efficace tutela a favore degli acquirenti di beni immobili.

A quali ipotesi si applica?

La disciplina è applicabile a tutti gli atti immobiliari con oggetto il trasferimento della proprietà di beni immobili ovvero gli atti che trasferiscano, costituiscano o estinguano diritti reali su beni immobili o aziende. Dalla lettera della norma non emergono distinzioni sulla natura degli immobili, ragion per cui la disciplina è applicabile ai beni abitativi, ai beni strumentali e ai terreni.

Quale rischio si vuole prevenire con il deposito del prezzo dal notaio?

L’acquirente di un immobile può correre il rischio che sia pubblicato un gravame a carico del venditore (ipoteca, pignoramento, sequestro etc.) tra la data del rogito e la data della trascrizione nei registri immobiliari. In tal caso, il gravame pregiudicherebbe l’acquisto dell’acquirente essendo a lui opponibile.

Il rischio è oggettivo?

L’ipotesi in cui tra la data del rogito e la data della trascrizione si possa verificare la pubblicazione di un gravame pregiudizievole opponibile all’acquirente è assai rara. I notai, infatti, adempiono all’obbligo della trascrizione dell’atto notarile in tempi brevi, riducendo ai minimi termini il rischio che la nuova disciplina intende tutelare.

Quando può risultare effettivamente utile l’applicazione della nuova disciplina?

La disciplina del deposito del prezzo dal notaio può risultare, quindi, opportuna nei seguenti casi:

  • il venditore si trova in “cattive acque” e teme che possano sopraggiungere delle pubblicazioni a suo carico e pregiudizievoli delle ragioni dell’acquirente;
  • acquisto immobiliare da parte di stranieri che nel loro paese di origine applicano la disciplina del deposito del prezzo (esempio la Francia);
  • il bene oggetto di trasferimento risulta – alla data dell’atto – gravato da un pignoramento o un’ipoteca; le somme depositate al notaio dalla parte acquirente verranno svincolate a favore del venditore solo ad avvenuta cancellazione delle formalità pregiudizievoli;
  • il venditore vuole mantenere il godimento del bene immobile per un certo lasso di tempo dopo la sottoscrizione dell’atto di compravendita; in questo caso l’acquirente potrebbe decidere di depositare il prezzo dal notaio fino alla consegna delle chiavi.

È una disciplina obbligatoria?

La disciplina del deposito del prezzo dal notaio è facoltativa e può essere richiesta da almeno una delle parti. Presumibilmente il richiedente sarà sempre l’acquirente essendo il soggetto più interessato all’applicazione della nuova disciplina.

Come si effettua il deposito del prezzo?

L’acquirente versa il prezzo direttamente al notaio a mezzo di bonifico bancario, da eseguirsi prima della stipula dell’atto ovvero con un assegno circolare intestato al notaio, da consegnare contestualmente alla sottoscrizione della compravendita.

Le somme dove sono custodite?

Il notaio è obbligato per legge ad avere un conto corrente bancario dedicato al deposito delle somme. Le somme sono custodite in piena sicurezza in quanto costituiscono patrimonio separato rispetto a quello del notaio. Ciò fa si che per esempio, in caso di premorienza del notaio, le somme non cadono nella sua eredità o non vengono acquistati dal coniuge, nell’ipotesi in cui il notaio sia coniugato in comunione legale dei beni. Infine, le somme depositate sono impignorabili da parte di eventuali creditori del notaio.

A chi spettano gli interessi bancari prodotti dal conto deposito?

Gli interessi prodotti dal conto corrente bancario alimentato dalle somme date in deposito, non spettano al notaio. Gli interessi sono destinati allo Stato, con i quali vengono costituiti dei fondi per finanziare le piccole e medie imprese.

Ci sono altre formalità a carico del notaio?

Il notaio deve annotare l’avvenuto deposito del denaro in un particolare registro denominato “somme e valori” che il professionista deve tenere obbligatoriamente ai sensi di legge. Il registro è sottoposto, periodicamente, al controllo dell’Archivio e del Consiglio Notarile.

Un caso problematico

Un caso frequente è la vendita di un bene sul quale grava un’ipoteca volontaria. In tal caso, la prassi attualmente vigente è quella di destinare parte del prezzo di vendita alla banca mutuante al fine di estinguere il debito il giorno stesso della compravendita. Il deposito del prezzo dal notaio inficia questo meccanismo in quanto l’estinzione del debito non potrà che avvenire qualche giorno dopo, in seguito alla trascrizione dell’atto.
Il notaio, autorizzato, procederà quindi a estinguere il debito del venditore. A tal fine, il conteggio estintivo del mutuo, che porta la data della stipula, dovrà riportare necessariamente anche i dietimi giornalieri per permettere al notaio di fare il calcolo esatto dell’importo da versare alla banca[1].

Ci sono costi da sostenere nel caso si scelga il deposito del prezzo dal notaio?

Il notaio ha una gestione e dei costi da sostenere per l’erogazione di questo servizio. Il deposito del prezzo è, generalmente, a pagamento e non esistendo più le tariffe notarili, l’onorario sarà deciso dal singolo professionista.

La norma di riferimento:
* artt. 6 e seguenti, L. 22-1-1934, n. 64
* art. 1, commi 63 e seguenti, L. 27-12-1963, n. 147
* art. 1, comma 142, L. 4-8-2017, n. 124

[1] Esempio: alla data dell’atto il debito derivante dal mutuo del venditore, comprensivo di capitale e interessi, ammonta ad euro 85.000,00. Se il conteggio riporta dei dietimi giornalieri pari ad euro 1,00 e il notaio estingue il debito dopo cinque giorni dalla stipula, l’importo da versare alla banca ammonterà ad euro 85.005,00.

L’atto notarile in italiano tradotto in lingua straniera

Quando è necessario tradurre l’atto notarile in lingua straniera?

L’atto in italiano va tradotto in lingua straniera quando:
– il notaio non conosce la lingua straniera;
– una o più parti dichiarano di non conoscere la lingua italiana

traduzione

Sono necessari i testimoni?

Parte della dottrina ritiene che i testimoni siano sempre necessari, in quanto il comparente che non conosce l’italiano è assimilabile alla posizione dell’analfabeta rispetto all’originale scritto in italiano. Altra parte dottrina, invece, ritiene che i testimoni siano necessari solo nei casi obbligatori previsti dalla legge all’art 48 L.N. Il Consiglio Nazionale del Notariato con i quesiti CNN n. 927-1993 e n. 500-2006/C ritiene che non è necessaria la presenza dei testimoni quando la parte non conosca la lingua italiana e sappia leggere e scrivere. La presenza dell’interprete dà, infatti, sufficiente garanzia della esatta comprensione della volontà della parti.

I testimoni devono conoscere la lingua straniera?

Se le parti sanno sottoscrivere è sufficiente che uno solo dei testimoni conosca la lingua straniera. Se, invece, le parti non sanno sottoscrivere entrambi i testimoni devono conoscere la lingua straniera. Il testimone, in tutti i casi, deve sempre conoscere anche la lingua italiana. Qualora vi siano più parti che conoscano lingue diverse tra loro, sono ammissibili più coppie di testimoni riferite alla lingua di ciascuna comparente.

Qual è la funzione dell’interprete?

L’interprete deve essere presente quando l’atto viene ricevuto e ha il compito di consentire una comunicazione tra le parti e il notaio che parlano in lingua diversa.

A chi compete la scelta dell’interprete?

La scelta spetta ai comparenti. È ammessa la presenza di più interpreti qualora non si trovi un interprete che conosca tutte le lingue dei comparenti.

Quali sono i requisiti dell’interprete?

L’interprete deve avere i requisiti necessari per essere testimone, ma non può essere scelto fra i testimoni e i fidefacienti; pertanto:
– deve essere maggiorenne;
– deve essere cittadino italiano o straniero residente in Italia ed aver compiuto 18 anni;
– deve avere la capacità d’agire;
– deve sapere sottoscrivere ma, a differenza dei testimoni, deve sapere necessariamente anche scrivere e leggere;
– non deve essere interessato all’atto (l’interesse deve essere giuridico, attuale e diretto);
– non deve essere cieco, sordo, muto e non deve essere parente o affine del notaio e delle altre parti nei gradi indicati dall’art. 28 L.N., né coniuge dell’uno o delle altre.

L’interprete deve fare un giuramento?

L’interprete deve prestare giuramento davanti al notaro di adempiere fedelmente il suo ufficio e di ciò deve essere fatta menzione in atto.

L’interprete va costituito in atto?

La norma non dispone che l’interprete debba essere costituito con le generalità complete, tuttavia, è prassi costituirlo con tutte le generalità. Redazionalmente va costituito dopo le parti.

Quali sono le particolarità della traduzione in lingua straniera?

Diversamente dall’ipotesi dell’art. 54, comma 2, L.N., la traduzione in lingua straniera non fa parte dell’originale, ma non rappresenta nemmeno un suo allegato. La dottrina prevalente, infatti, ritiene che la traduzione costituisca uno scritto secondario in quanto ricavato dall’interprete. Essa va apposta di fianco all’originale ovvero in calce. In caso di non vi sia una piena coincidenza tra la traduzione e l’originale in italiano, prevale sempre quest’ultimo.

Va letta la traduzione in lingua straniera?

È evidente che sia l’originale in italiano che la sua traduzione debbano essere letti alle parti. L’originale in italiano viene letto dal notaio, mentre la traduzione dall’interprete (tale circostanza può essere fatta emergere nella chiusa dell’atto).

Come vanno conteggiate le pagine dell’atto tradotto in lingua straniera?

Considerato che, come si è visto, la traduzione non fa parte dell’originale, la problematica dovrebbe potersi risolvere in modo diverso rispetto all’ipotesi dell’atto rogato dal notaio in lingua straniere ai sensi dell’art. 54 comma 2 LN. Conseguentemente, nella chiusa dell’originale scritto in italiano, potrebbe correttamente non farsi cenno al numero di pagine e foglio della traduzione (non è vietata, però, la chiusa analitica che indica il numero delle pagine e dei fogli sia dell’originale in italiano sia della traduzione in lingua straniera).

Ci sono particolarità nella sottoscrizione dell’atto tradotto in lingua straniera?

L’art. 55 L.N. dispone che l’interprete deve sottoscrivere alla fine e nel margine di ogni foglio tanto l’originale quanto la traduzione. In relazione alle firme marginali si sono sviluppate due tesi:
– una prima tesi ritiene che l’interprete deve sottoscrivere due volte l’originale e la traduzione, la prima ai sensi dell’art. 51, comma 2, n. 10 LN e l’altra ai sensi dell’art. 55 LN;
– secondo un’altra tesi l’interprete deve sottoscrivere una volta sola.

In relazione alle firme in calce sia l’originale in italiano che la traduzione in lingua straniera devono essere sottoscritti in calce.

Devono essere tradotti gli allegati?

In via prudenziale si ritiene che anche gli allegati debbano essere tradotti salvo che non si tratti di documenti di natura tecnica (esempio planimetrie, elaborati planimetrici ovvero attestati di prestazione energetica).

La norma di riferimento:

Art. 55. L.N.
[1] Qualora il notaro non conosca la lingua straniera, l’atto potrà tuttavia essere ricevuto con l’intervento dell’interprete, che sarà scelto dalle parti.
[2] L’interprete deve avere i requisiti necessari per essere testimone e non può essere scelto fra i testimoni ed i fidefacienti. Egli deve prestare giuramento davanti al notaro di adempiere fedelmente il suo ufficio, e di ciò sarà fatta menzione nell’atto.
[3] Se le parti non sanno o non possono sottoscrivere, due dei testimoni presenti all’atto dovranno conoscere la lingua straniera. Se sanno o possono sottoscrivere, basterà che uno solo dei testimoni, oltre l’interprete, conosca la lingua straniera.
[4] L’atto sarà scritto in lingua italiana, ma di fronte all’originale o in calce al medesimo dovrà porsi anche la traduzione in lingua straniera da farsi dall’interprete, e l’uno e l’altra saranno sottoscritti come è disposto nell’art. 51. L’interprete pure dovrà sottoscrivere alla fine e nel margine di ogni foglio tanto l’originale quanto la traduzione.

Allontanamento dei fidefacienti

Possono allontanarsi i fidefacienti durante la stipula dell’atto notarile?

La funzione dei fidefacienti si esaurisce nell’attestazione dell’identità personale delle parti, conseguentemente, svolto il loro ufficio possono allontanarsi dopo aver rilasciato la dichiarazione di cui all’art. 51, comma 2, n. 4, LN. La lettera della norma non è chiara in ordine al luogo in cui questa dichiarazione deve essere collocata e circa il suo contenuto.

diritto giustizia

La tesi prevalente ritiene che la procedura formale corretta sia la seguente:

  • attestazione verbale dell’identità da parte dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio;
  • menzione prudenziale che i fidefacienti intendono allontanarsi;
  • firma seguente dei fidefacienti;
  • allontanamento dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio.

Esempio redazionale:

io notaio mi sono accertato dell’identità personale dei comparenti a mezzo dei fidefacienti, aventi requisiti di legge, e da me personalmente conosciuti, signori:
Mevio…. (generalità)
Sempronio… (generalità)
I fidefacienti chiedono a me notaio di di allontanarsi e conseguentemente qui si sottoscrivono:
…. sottoscrizione Mevio
…. sottoscrizione Sempronio
A questo punto i fidefacienti, dopo aver reso la suddetta dichiarazione e sottoscritto l’atto, si allontanano”.

Si ritiene che anche i fidefacienti che non sanno, o possono, sottoscrivere possano allontanarsi; in questo caso l’iter è il seguente:

  • attestazione verbale dell’identità da parte dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio;
  • menzione prudenziale che i fidefacienti intendono allontanarsi;
  • dichiarazione verbale dei fidefacienti impossibilitati a sottoscrivere;
  • menzione del notaio circa l’impossibilità ai sensi dell’art. 51, comma 2, n. 10 L.N.;
  • allontanamento dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio.

Si ritiene, altresì, che anche solo uno dei fidefacienti si possa allontanare, ferma la presenza dell’altro/altri. Una volta che i fidefacienti si sono allontanati la legge vieta di modificare o integrare con postilla le indicazioni circa l’identità dei comparenti identificati dai fidefacienti.

Le norme di riferimento
Art. 51, comma 2, n. 10, secondo capoverso, L.N.:
I fidefacienti possono allontanarsi dopo la dichiarazione prescritta al n. 4. In tal caso debbono apporre la loro firma subito dopo quella dichiarazione, e il notaro ne deve fare menzione”.

Art. 53, comma 3, LN.:
Nel caso che i fidefacienti si siano allontanati prima della fine dell’atto a norma dell’art. 51, n. 10, nessuna variazione o aggiunta può essere fatta senza la loro presenza per ciò che si riferisce alla identità delle persone da essi accertata”.

L’accertamento dell’identità dei comparenti

Come si deve accertare il notaio dell’identità dei comparenti?

Il notaio, ai sensi dell’art. 49 LN deve essere certo dell’identità personale delle parti e può raggiungere tale certezza, anche al momento della attestazione, valutando tutti gli elementi atti a formare il suo convincimento. L’accertamento dell’identità delle parti consiste nella verifica che i soggetti comparsi davanti al notaio siano quelli che dichiarano di essere e corrispondano a quelli costituiti in atto, al fine di scongiurare la sostituzione di persone nel compimento dei negozi giuridici, in ossequio al principio della certezza del diritto.

clausola 4
La certezza dell’identità personale delle parti può essere raggiunta mediante tre metodi alternativi:

  1.  La conoscenza personale e pregressa delle persone da parte del notaio;
  2. l’accertamento dell’identità delle parti anche nel corso dello svolgimento dell’atto. In questo caso, il notaio non può basarsi sulla mera esibizione di un documento di riconoscimento, bensì attraverso tutti gli elementi a sua disposizione, come per esempio, le presentazioni e le referenze portate da persone conosciute dal notaio e degne di fiducia. Una volta raggiunta la certezza sull’identità del soggetto, a mezzo di idoneo procedimento identificativo, il notaio ha adempiuto ai doveri impostigli dalla legge. Si ricorda che la patente, anche quella plastificata, è valida quale documento di riconoscimento come la carta di identità, non serve però come documento per l’espatrio (art. 35 DPR 445/2000 e nota del Ministero dell’Interno – Ufficio studi per l’amministrazione generale e per gli affari legislativi in data 14 marzo 2000, prot. n. M/2413/8 avente per oggetto: Validità della patente di guida ai fini della identificazione personale). Degno di nota è il contributo del Tribunale di Milano del 21 giugno 1984 il quale ha ritenuto che il notaio pone in essere un comportamento diligente se identifica il soggetto con il riscontro di due documenti di riconoscimento e, quindi, non sussiste una sua responsabilità nel caso i documenti stessi risultino poi falsificati;
  3. l’accertamento dell’identità delle parti a mezzo dei fidefacenti.
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