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Deposito del prezzo dal notaio

atto notarile 2La disciplina del deposito del prezzo dal notaio prevede che il notaio incassi il prezzo di vendita in sede di rogito e lo trattenga fino alla trascrizione dell’atto nei registri immobiliari. La somma gestita dal notaio sarà svincolata a favore del venditore solo nel caso in cui non siano stati pubblicati gravami pregiudizievoli (esempio: pignoramento, ipoteca etc.) a carico del venditore tra la data di stipula dell’atto di compravendita e quella della trascrizione dello stesso.

Qual è lo scopo della legge?

Il legislatore mediante la disciplina del deposito del prezzo dal notaio ha voluto assicurare un’efficace tutela a favore degli acquirenti di beni immobili.

A quali ipotesi si applica?

La disciplina è applicabile a tutti gli atti immobiliari con oggetto il trasferimento della proprietà di beni immobili ovvero gli atti che trasferiscano, costituiscano o estinguano diritti reali su beni immobili o aziende. Dalla lettera della norma non emergono distinzioni sulla natura degli immobili, ragion per cui la disciplina è applicabile ai beni abitativi, ai beni strumentali e ai terreni.

Quale rischio si vuole prevenire con il deposito del prezzo dal notaio?

L’acquirente di un immobile può correre il rischio che sia pubblicato un gravame a carico del venditore (ipoteca, pignoramento, sequestro etc.) tra la data del rogito e la data della trascrizione nei registri immobiliari. In tal caso, il gravame pregiudicherebbe l’acquisto dell’acquirente essendo a lui opponibile.

Il rischio è oggettivo?

L’ipotesi in cui tra la data del rogito e la data della trascrizione si possa verificare la pubblicazione di un gravame pregiudizievole opponibile all’acquirente è assai rara. I notai, infatti, adempiono all’obbligo della trascrizione dell’atto notarile in tempi brevi, riducendo ai minimi termini il rischio che la nuova disciplina intende tutelare.

Quando può risultare effettivamente utile l’applicazione della nuova disciplina?

La disciplina del deposito del prezzo dal notaio può risultare, quindi, opportuna nei seguenti casi:

  • il venditore si trova in “cattive acque” e teme che possano sopraggiungere delle pubblicazioni a suo carico e pregiudizievoli delle ragioni dell’acquirente;
  • acquisto immobiliare da parte di stranieri che nel loro paese di origine applicano la disciplina del deposito del prezzo (esempio la Francia);
  • il bene oggetto di trasferimento risulta – alla data dell’atto – gravato da un pignoramento o un’ipoteca; le somme depositate al notaio dalla parte acquirente verranno svincolate a favore del venditore solo ad avvenuta cancellazione delle formalità pregiudizievoli;
  • il venditore vuole mantenere il godimento del bene immobile per un certo lasso di tempo dopo la sottoscrizione dell’atto di compravendita; in questo caso l’acquirente potrebbe decidere di depositare il prezzo dal notaio fino alla consegna delle chiavi.

È una disciplina obbligatoria?

La disciplina del deposito del prezzo dal notaio è facoltativa e può essere richiesta da almeno una delle parti. Presumibilmente il richiedente sarà sempre l’acquirente essendo il soggetto più interessato all’applicazione della nuova disciplina.

Come si effettua il deposito del prezzo?

L’acquirente versa il prezzo direttamente al notaio a mezzo di bonifico bancario, da eseguirsi prima della stipula dell’atto ovvero con un assegno circolare intestato al notaio, da consegnare contestualmente alla sottoscrizione della compravendita.

Le somme dove sono custodite?

Il notaio è obbligato per legge ad avere un conto corrente bancario dedicato al deposito delle somme. Le somme sono custodite in piena sicurezza in quanto costituiscono patrimonio separato rispetto a quello del notaio. Ciò fa si che per esempio, in caso di premorienza del notaio, le somme non cadono nella sua eredità o non vengono acquistati dal coniuge, nell’ipotesi in cui il notaio sia coniugato in comunione legale dei beni. Infine, le somme depositate sono impignorabili da parte di eventuali creditori del notaio.

A chi spettano gli interessi bancari prodotti dal conto deposito?

Gli interessi prodotti dal conto corrente bancario alimentato dalle somme date in deposito, non spettano al notaio. Gli interessi sono destinati allo Stato, con i quali vengono costituiti dei fondi per finanziare le piccole e medie imprese.

Ci sono altre formalità a carico del notaio?

Il notaio deve annotare l’avvenuto deposito del denaro in un particolare registro denominato “somme e valori” che il professionista deve tenere obbligatoriamente ai sensi di legge. Il registro è sottoposto, periodicamente, al controllo dell’Archivio e del Consiglio Notarile.

Un caso problematico

Un caso frequente è la vendita di un bene sul quale grava un’ipoteca volontaria. In tal caso, la prassi attualmente vigente è quella di destinare parte del prezzo di vendita alla banca mutuante al fine di estinguere il debito il giorno stesso della compravendita. Il deposito del prezzo dal notaio inficia questo meccanismo in quanto l’estinzione del debito non potrà che avvenire qualche giorno dopo, in seguito alla trascrizione dell’atto.
Il notaio, autorizzato, procederà quindi a estinguere il debito del venditore. A tal fine, il conteggio estintivo del mutuo, che porta la data della stipula, dovrà riportare necessariamente anche i dietimi giornalieri per permettere al notaio di fare il calcolo esatto dell’importo da versare alla banca[1].

Ci sono costi da sostenere nel caso si scelga il deposito del prezzo dal notaio?

Il notaio ha una gestione e dei costi da sostenere per l’erogazione di questo servizio. Il deposito del prezzo è, generalmente, a pagamento e non esistendo più le tariffe notarili, l’onorario sarà deciso dal singolo professionista.

La norma di riferimento:
* artt. 6 e seguenti, L. 22-1-1934, n. 64
* art. 1, commi 63 e seguenti, L. 27-12-1963, n. 147
* art. 1, comma 142, L. 4-8-2017, n. 124

[1] Esempio: alla data dell’atto il debito derivante dal mutuo del venditore, comprensivo di capitale e interessi, ammonta ad euro 85.000,00. Se il conteggio riporta dei dietimi giornalieri pari ad euro 1,00 e il notaio estingue il debito dopo cinque giorni dalla stipula, l’importo da versare alla banca ammonterà ad euro 85.005,00.

L’atto notarile in italiano tradotto in lingua straniera

traduzioneQuando è necessario tradurre l’atto notarile in lingua straniera?

L’atto in italiano va tradotto in lingua straniera quando:
– il notaio non conosce la lingua straniera;
– una o più parti dichiarano di non conoscere la lingua italiana;

Sono necessari i testimoni?

Parte della dottrina ritiene che i testimoni siano sempre necessari, in quanto il comparente che non conosce l’italiano è assimilabile alla posizione dell’analfabeta rispetto all’originale scritto in italiano. Altra parte dottrina, invece, ritiene che i testimoni siano necessari solo nei casi obbligatori previsti dalla legge all’art 48 L.N. Il Consiglio Nazionale del Notariato con i quesiti CNN n. 927-1993 e n. 500-2006/C ritiene che non è necessaria la presenza dei testimoni quando la parte non conosca la lingua italiana e sappia leggere e scrivere. La presenza dell’interprete dà, infatti, sufficiente garanzia della esatta comprensione della volontà della parti.

I testimoni devono conoscere la lingua straniera?

Se le parti sanno sottoscrivere è sufficiente che uno solo dei testimoni conosca la lingua straniera. Se, invece, le parti non sanno sottoscrivere entrambi i testimoni devono conoscere la lingua straniera. Il testimone, in tutti i casi, deve sempre conoscere anche la lingua italiana. Qualora vi siano più parti che conoscano lingue diverse tra loro, sono ammissibili più coppie di testimoni riferite alla lingua di ciascuna comparente.

Qual è la funzione dell’interprete?

L’interprete deve essere presente quando l’atto viene ricevuto e ha il compito di consentire una comunicazione tra le parti e il notaio che parlano in lingua diversa.

A chi compete la scelta dell’interprete?

La scelta spetta ai comparenti. È ammessa la presenza di più interpreti qualora non si trovi un interprete che conosca tutte le lingue dei comparenti.

Quali sono i requisiti dell’interprete?

L’interprete deve avere i requisiti necessari per essere testimone, ma non può essere scelto fra i testimoni e i fidefacienti; pertanto:
– deve essere maggiorenne;
– deve essere cittadino italiano o straniero residente in Italia ed aver compiuto 18 anni;
– deve avere la capacità d’agire;
– deve sapere sottoscrivere ma, a differenza dei testimoni, deve sapere necessariamente anche scrivere e leggere;
– non deve essere interessato all’atto (l’interesse deve essere giuridico, attuale e diretto);
– non deve essere cieco, sordo, muto e non deve essere parente o affine del notaio e delle altre parti nei gradi indicati dall’art. 28 L.N., né coniuge dell’uno o delle altre.

L’interprete deve fare un giuramento?

L’interprete deve prestare giuramento davanti al notaro di adempiere fedelmente il suo ufficio e di ciò deve essere fatta menzione in atto.

L’interprete va costituito in atto?

La norma non dispone che l’interprete debba essere costituito con le generalità complete, tuttavia, è prassi costituirlo con tutte le generalità. Redazionalmente va costituito dopo le parti.

Quali sono le particolarità della traduzione in lingua straniera?

Diversamente dall’ipotesi dell’art. 54, comma 2, L.N., la traduzione in lingua straniera non fa parte dell’originale, ma non rappresenta nemmeno un suo allegato. La dottrina prevalente, infatti, ritiene che la traduzione costituisca uno scritto secondario in quanto ricavato dall’interprete. Essa va apposta di fianco all’originale ovvero in calce. In caso di non vi sia una piena coincidenza tra la traduzione e l’originale in italiano, prevale sempre quest’ultimo.

Va letta la traduzione in lingua straniera?

È evidente che sia l’originale in italiano che la sua traduzione debbano essere letti alle parti. L’originale in italiano viene letto dal notaio, mentre la traduzione dall’interprete (tale circostanza può essere fatta emergere nella chiusa dell’atto).

Come vanno conteggiate le pagine dell’atto tradotto in lingua straniera?

Considerato che, come si è visto, la traduzione non fa parte dell’originale, la problematica dovrebbe potersi risolvere in modo diverso rispetto all’ipotesi dell’atto rogato dal notaio in lingua straniere ai sensi dell’art. 54 comma 2 LN. Conseguentemente, nella chiusa dell’originale scritto in italiano, potrebbe correttamente non farsi cenno al numero di pagine e foglio della traduzione (non è vietata, però, la chiusa analitica che indica il numero delle pagine e dei fogli sia dell’originale in italiano sia della traduzione in lingua straniera).

Ci sono particolarità nella sottoscrizione dell’atto tradotto in lingua straniera?

L’art. 55 L.N. dispone che l’interprete deve sottoscrivere alla fine e nel margine di ogni foglio tanto l’originale quanto la traduzione. In relazione alle firme marginali si sono sviluppate due tesi:
– una prima tesi ritiene che l’interprete deve sottoscrivere due volte l’originale e la traduzione, la prima ai sensi dell’art. 51, comma 2, n. 10 LN e l’altra ai sensi dell’art. 55 LN;
– secondo un’altra tesi l’interprete deve sottoscrivere una volta sola.

In relazione alle firme in calce sia l’originale in italiano che la traduzione in lingua straniera devono essere sottoscritti in calce.

Devono essere tradotti gli allegati?

In via prudenziale si ritiene che anche gli allegati debbano essere tradotti salvo che non si tratti di documenti di natura tecnica (esempio planimetrie, elaborati planimetrici ovvero attestati di prestazione energetica).

La norma di riferimento:

Art. 55. L.N.
[1] Qualora il notaro non conosca la lingua straniera, l’atto potrà tuttavia essere ricevuto con l’intervento dell’interprete, che sarà scelto dalle parti.
[2] L’interprete deve avere i requisiti necessari per essere testimone e non può essere scelto fra i testimoni ed i fidefacienti. Egli deve prestare giuramento davanti al notaro di adempiere fedelmente il suo ufficio, e di ciò sarà fatta menzione nell’atto.
[3] Se le parti non sanno o non possono sottoscrivere, due dei testimoni presenti all’atto dovranno conoscere la lingua straniera. Se sanno o possono sottoscrivere, basterà che uno solo dei testimoni, oltre l’interprete, conosca la lingua straniera.
[4] L’atto sarà scritto in lingua italiana, ma di fronte all’originale o in calce al medesimo dovrà porsi anche la traduzione in lingua straniera da farsi dall’interprete, e l’uno e l’altra saranno sottoscritti come è disposto nell’art. 51. L’interprete pure dovrà sottoscrivere alla fine e nel margine di ogni foglio tanto l’originale quanto la traduzione.

Allontanamento dei fidefacienti

diritto giustiziaPossono allontanarsi i fidefacienti durante la stipula dell’atto notarile?

La funzione dei fidefacienti si esaurisce nell’attestazione dell’identità personale delle parti, conseguentemente, svolto il loro ufficio possono allontanarsi dopo aver rilasciato la dichiarazione di cui all’art. 51, comma 2, n. 4, LN. La lettera della norma non è chiara in ordine al luogo in cui questa dichiarazione deve essere collocata e circa il suo contenuto.

La tesi prevalente ritiene che la procedura formale corretta sia la seguente:

  • attestazione verbale dell’identità da parte dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio;
  • menzione prudenziale che i fidefacienti intendono allontanarsi;
  • firma seguente dei fidefacienti;
  • allontanamento dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio.

Esempio redazionale:

io notaio mi sono accertato dell’identità personale dei comparenti a mezzo dei fidefacienti, aventi requisiti di legge, e da me personalmente conosciuti, signori:
Mevio…. (generalità)
Sempronio… (generalità)
I fidefacienti chiedono a me notaio di di allontanarsi e conseguentemente qui si sottoscrivono:
…. sottoscrizione Mevio
…. sottoscrizione Sempronio
A questo punto i fidefacienti, dopo aver reso la suddetta dichiarazione e sottoscritto l’atto, si allontanano”.

Si ritiene che anche i fidefacienti che non sanno, o possono, sottoscrivere possano allontanarsi; in questo caso l’iter è il seguente:

  • attestazione verbale dell’identità da parte dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio;
  • menzione prudenziale che i fidefacienti intendono allontanarsi;
  • dichiarazione verbale dei fidefacienti impossibilitati a sottoscrivere;
  • menzione del notaio circa l’impossibilità ai sensi dell’art. 51, comma 2, n. 10 L.N.;
  • allontanamento dei fidefacienti e conseguente menzione del notaio.

Si ritiene, altresì, che anche solo uno dei fidefacienti si possa allontanare, ferma la presenza dell’altro/altri. Una volta che i fidefacienti si sono allontanati la legge vieta di modificare o integrare con postilla le indicazioni circa l’identità dei comparenti identificati dai fidefacienti.

Le norme di riferimento
Art. 51, comma 2, n. 10, secondo capoverso, L.N.:
I fidefacienti possono allontanarsi dopo la dichiarazione prescritta al n. 4. In tal caso debbono apporre la loro firma subito dopo quella dichiarazione, e il notaro ne deve fare menzione”.

Art. 53, comma 3, LN.:
Nel caso che i fidefacienti si siano allontanati prima della fine dell’atto a norma dell’art. 51, n. 10, nessuna variazione o aggiunta può essere fatta senza la loro presenza per ciò che si riferisce alla identità delle persone da essi accertata”.

L’accertamento dell’identità dei comparenti

clausola 4Come si deve accertare il notaio dell’identità dei comparenti?

Il notaio, ai sensi dell’art. 49 LN deve essere certo dell’identità personale delle parti e può raggiungere tale certezza, anche al momento della attestazione, valutando tutti gli elementi atti a formare il suo convincimento. L’accertamento dell’identità delle parti consiste nella verifica che i soggetti comparsi davanti al notaio siano quelli che dichiarano di essere e corrispondano a quelli costituiti in atto, al fine di scongiurare la sostituzione di persone nel compimento dei negozi giuridici, in ossequio al principio della certezza del diritto.
La certezza dell’identità personale delle parti può essere raggiunta mediante tre metodi alternativi:

  1.  La conoscenza personale e pregressa delle persone da parte del notaio;
  2. l’accertamento dell’identità delle parti anche nel corso dello svolgimento dell’atto. In questo caso, il notaio non può basarsi sulla mera esibizione di un documento di riconoscimento, bensì attraverso tutti gli elementi a sua disposizione, come per esempio, le presentazioni e le referenze portate da persone conosciute dal notaio e degne di fiducia. Una volta raggiunta la certezza sull’identità del soggetto, a mezzo di idoneo procedimento identificativo, il notaio ha adempiuto ai doveri impostigli dalla legge. Si ricorda che la patente, anche quella plastificata, è valida quale documento di riconoscimento come la carta di identità, non serve però come documento per l’espatrio (art. 35 DPR 445/2000 e nota del Ministero dell’Interno – Ufficio studi per l’amministrazione generale e per gli affari legislativi in data 14 marzo 2000, prot. n. M/2413/8 avente per oggetto: Validità della patente di guida ai fini della identificazione personale). Degno di nota è il contributo del Tribunale di Milano del 21 giugno 1984 il quale ha ritenuto che il notaio pone in essere un comportamento diligente se identifica il soggetto con il riscontro di due documenti di riconoscimento e, quindi, non sussiste una sua responsabilità nel caso i documenti stessi risultino poi falsificati;
  3. l’accertamento dell’identità delle parti a mezzo dei fidefacenti.

 

I requisiti dei testimoni

testimoniL’art. 50 L.N. prescrive i requisiti che i testimoni negli atti notarili devono avere e sono:

Età

Il cittadino italiano deve aver compiuto la maggiore età. Il testimone straniero, oltre a dover essere maggiorenne per l’ordinamento del suo paese, deve comunque aver compiuto il diciottesimo anno di età.
Esempio: un ventenne minore secondo la sua legge nazionale non può fare il testimone; sedicenne maggiorenne secondo la sua legge nazionale non può fare il testimone perché deve avere almeno diciotto anni.

Capacità d’agire

Non possono essere testimoni gli interdetti legali o giudiziali, l’inabilitato e l’incapace naturale. Si ritiene possano assumere l’ufficio di testimone: il fallito, gli interdetti dai pubblici uffici, il beneficiario dell’amministrazione di sostegno salvo ciò non sia impedito dal decreto di nomina.

Testimone straniero

  • La capacità di agire deve essere accertata secondo la sua legge nazionale (art. 23, comma 1, seconda parte, D.I.P.);
  • deve conoscere la lingua italiana;
  • la legge non richiede che lo straniero sia regolarmente soggiornante in Italia, ma è sufficiente che sia residente nel nostro stato.

Mancanza di interesse all’atto

Per assicurare l’imparzialità del teste questo deve essere non interessato all’atto. La giurisprudenza ritiene che l’interesse, per essere rilevante, debba essere giuridico, attuale e diretto. Sono ammissibili quali testimoni gli impiegati e i praticanti del notaio, i professionisti e tecnici comunque intervenuti all’atto e secondo una isolata sentenza di merito (App. Genova 20-8-1947) anche i mediatori. Tuttavia, secondo il quesito del CNN 5725/C del 2005, è buona norma deontologico professionale evitare testimoni che hanno un interesse indiretto e mediato nell’affare, come i mediatori.

Cecità, sordità, mutismo

Tali minorazione impediscono al soggetto di compiere appieno e in via diretta l’ufficio del testimone.

Relazioni di parentela e affinità

Non sono idonei all’ufficio di testimone i soggetti che hanno una parentela e un’affinità in linea retta all’infinito e in linea collaterale sino al terzo grado, il rapporto di coniugio o l’unione civile con il notaio o con una delle parti. Con le norme vigenti sono idonei all’ufficio di testimone il soggetto unito in matrimonio in forza del solo rito religioso, il coniuge divorziato e il convivente. Si rammenta che il divorzio non fa cessare l’affinità (Cass. 2848/1978).

Incapacità o impossibilità a sottoscrivere

Il testimone deve sapere, e potere, sottoscrivere, pertanto anche un analfabeta che sappia e possa apporre la propria sottoscrizione con nome e cognome può svolgere la funzione. Per contro, non è consentito assumere l’ufficio di testimone, al soggetto letterato impossibilitato a sottoscrivere.

I testimoni nell’atto notarile

persone attoQual è la funzione dei testimoni negli atti notarili?

I testimoni, nei casi previsti dalla legge, devono essere presenti davanti al notaio e alle parti durante la stipula dell’atto notarile, assistendo alla formazione del mero documento riportante la volontà delle parti e in ciò consiste il loro compito. La loro funzione si esaurisce nel rendersi garanti, con la loro sottoscrizione, che il contenuto dell’atto e le menzioni in esso contenute, corrispondano alla realtà.

Quando sono necessari i testimoni?

L’art. 48 L.N. norma introduce un sistema in base al quale la regola è la non necessità della presenza dei testimoni, salvo quando sia diversamente disposto dalla legge. I testimoni sono necessari quando la parte o il notaio ne facciano richiesta, nelle convenzioni matrimoniali, nelle donazioni dirette, modali e obnuziali, nella proposta della donazione, nella rinunzia traslativa a titolo gratuita, nella rinunzia all’eredità gratuita a favore di alcuni dei chiamati, nella procura a donare, nel negozio simulato che dissimula una donazione, nell’accollo interno autonomo che secondo la cassazione dà luogo ad una donazione diretta (Cass. 30-3-2006, n. 7507).
I testimoni non sono necessari nelle donazioni indirette, nel negotium mixtum cum donatione realizzato con una schema di contratto che non richiede la presenza dei testimoni, nella revoca della proposta di donazione non contestualmente accettata, nelle rettifiche agli ove sono necessari i testimoni, nelle donazioni di modico valore, nelle liberalità d’uso, nei negozi gratuiti ma non donativi, nella rinunzia abdicativa, nel contratto a favore del terzo, nell’atto di adempimento ad un accordo di separazione consensuale tra coniugi, nell’acquisto di un immobile con intestazione in capo ad un soggetto con denaro fornito da un terzo.

Le fattispecie controverse, ove è dubbio se i testimoni siano o meno necessari sono le donazioni remuneratorie, l’accettazione non contestuale della proposta di donazione, la rinunzia del diritto a favore di chi ugualmente ne beneficerebbe, la conferma della donazione ex art. 799 c.c., il verbale di registrazione di testamento pubblico. In queste ipotesi controverse, a fini prudenziali, la prassi notarile suggerisce l’intervento dei testimoni.

Sono necessari i testimoni se una parte non sa leggere e scrivere?

L’art 48 LN prescrive, tra altri casi, che è necessaria la presenza di due testimoni qualora anche una sola delle parti non sappia o non possa leggere e scrivere. Nonostante la norma utilizzi la congiunzione «e» (qualora la parte non sappia o non possa leggere e scrivere), è pacifico che si debba sostituire con la congiunzione «o».
La presenza dei testimoni è, quindi, necessaria:

  • quando la parte è letterata, ma non può scrivere;
  • sa e può scrivere, ma anche temporaneamente è impossibilitata a leggere o viceversa;
  • è analfabeta, anche se ha imparato a scrivere il proprio nome e cognome;
  • si discute nel caso dello straniero letterato, che non sappia leggere e scrivere in italiano.

Vi sono altri casi specifici dove è prevista la presenza dei testimoni?

Oltre alle ipotesi previste dall’art. 48 LN, vi sono altre norme che prevedono l’obbligatoria presenza dei testimoni e precisamente:

  • inventario di tutela (art. 363 c.c.);
  • testamento pubblico (art. 603 c.c.);
  • verbale di deposito del testamento segreto (art. 605 c.c.);
  • verbale di ritiro del testamento olografo e segreto (art. 608 c.c.);
  • testamenti speciali (artt. 609 ss.);
  • pubblicazione del testamento olografo (art. 620 c.c.);
  • verbale di apertura del testamento segreto (art. 621 c.c.);
  • revoca del testamento e nella revoca della revoca (artt. 680 e 681 c.c.);
  • verbale di illegittimo rifiuto o ritardo del Conservatore dei RR.II. ad eseguire le formalità richiestegli (art. 2674 c.c.).

La presenza dei testimoni è discussa nell’atto rogato in lingua straniera (art. 54, comma, 2 LN), nell’atto rogato in lingua italiana e tradotto in lingua straniera, quando le parti sappiano, e possano, leggere e scrivere (art. 55 LN), nell’atto in cui sia parte un muto o sordomuto che sappia, o possa leggere e scrivere (art. 57, comma 2, LN).

Quando sottoscrivono l’atto i testimoni?

Siccome devono essere presenti alla sottoscrizione delle parti, i testimoni devono essere gli ultimi a sottoscrivere prima solo del notaio.

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