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clausoleI soci di una società di capitali possono subordinare il trasferimento delle partecipazioni sociali a terzi soggetti alla manifestazione del gradimento da parte di un organo sociale o di uno o più soci.

Quali sono gli organi sociali al quale può essere demandata la decisione relativa al gradimento?

Generalmente il potere di decisione inerente al gradimento viene demandato all’organo amministrativo: amministratore unico o consiglio di amministrazione ovvero, solo per le SRL, a più amministratori, che decideranno in via congiunta o disgiunta a seconda dei poteri a loro conferiti dai soci in sede di nomina. Il consiglio di amministrazione può delegare la decisione del gradimento a un comitato esecutivo.

Come funziona la decisione relativa al gradimento demandata ai soci?

La risposta a questa domanda si configura in modo diverso a seconda che ci si riferisca ad una SPA ovvero ad SRL. Nel caso di SPA la decisione può essere rimessa all’assemblea generale degli azionisti ovvero ad un’assemblea separata relativa a una specifica categoria di azioni. Nel caso di SRL, fermo restando la possibilità di rimettere la decisione ai soci come per le SPA, è ammissibile che la decisione venga affidata a un singolo socio attribuendogli un diritto particolare. Le startup e PMI innovative costituite in forma di SRL, in modalità similare alle SPA, possono prevedere una categoria di quote sociali a cui sia subordinata la decisione relativa al gradimento.

È ammissibile una clausola di gradimento mero?

Si definisce clausola di mero gradimento quando l’organo demandato alla decisione ha la facoltà di concedere o meno il gradimento in modo assolutamente discrezionale. Con la riforma del diritto societario, in vigore dal 2004, le clausole di mero gradimento sono ammissibili sia per le SPA, sia per le SRL. Il legislatore, per evitare che il mero gradimento inibisca in concreto il totale trasferimento della partecipazione sociale, ha previsto dei correttivi; le clausole di mero gradimento sono valide ed efficaci se prevedono, in alternativa:

  • solo per le SPA, l’obbligo di acquisto della partecipazione del socio che intende alienare in capo alla società (nei limiti previsti per l’acquisto delle azioni proprie);
  • l’obbligo di acquisto in capo ai soci o a terzi;
  • il diritto di recesso a favore del socio che intende alienare.

Si precisa che per le SRL PMI innovative, che prevedono una categoria di quote sociali alla quale sia demandata la decisione relativa al gradimento mero, può essere escluso il recesso del socio finché la società mantenga la qualifica di PMI Innovativa e comunque non oltre 5 anni.

In caso di recesso a quanto ammonta la liquidazione del socio receduto?

La liquidazione della quota del socio receduto non avviene al valore nominale ma sulla base del valore di mercato. In caso di disaccordo il valore di liquidazione viene determinato tramite una relazione giurata di un esperto nominato dal Tribunale, nominato su istanza della parte più diligente.

Quando si può definire una clausola di gradimento non mero?

Le clausole di gradimento non mero sono quelle che fissano dei criteri e/o fissano le caratteristiche che il terzo deve avere per essere ammesso in società e, quindi, consentono al socio di fare una ragionevole previsione sull’esito favorevole della sua decisione di trasferire la partecipazione sociale.

Quando si possono introdurre le clausole di gradimento?

Le clausole di gradimento possono essere:

  • previste nello statuto sociale quando si costituisce una SPA ovvero una SRL;
  • introdotte con apposita modifica statutaria in entrambi i tipi sociali. In quest’ultimo caso può spettare il diritto di recesso a favore del socio che non ha partecipato alla decisione e precisamente:
  • nelle SPA il diritto di recesso spetta per legge salvo che lo statuto non disponga diversamente;
  • nelle SRL il diritto di recesso deve essere espressamente previsto dallo statuto sociale.

NOTE

* Norme di riferimento:
— art. 22, L. 4-6-1985, n. 281
— artt. 2355-bis, 2437, 2469 del codice civile
— art. 26, comma 2, D.L. 18-12-2012, n. 179 conv., con modif., dalla L. 17-12-2012, n. 221
— art. 4, D.L. 24-1-2015, n. 3 conv., con modif., dalla L. 24-3-2015, n. 33

* Altri provvedimenti:
— massime triveneto: H.I.1; H.I.2; H.I.4; H.I.5; H.I.6; H.I.7; H.I.8; H.I.11; I.I.2; I.I.3; I.I.4; I.I.5; I.I.6;
— massime milano: 32; 34; 151

* Giurisprudenza:
— Cassazione 15-5-1978, n. 2365
— Cassazione 12-1-1989, n. 93
— Cassazione 3-9-1996, n. 8048
— Cassazione 29-1-1996, n. 9445
— Cassazione 16-5-2007, n. 11311
— Cassazione 31-7-2008, n. 20893

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