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contratto clausoleGli atti di notaio sono identificati da un numero di repertorio. Solo gli atti che il notaio conserva in originale presso il suo studio devono avere anche un numero di raccolta (art. 61 L.N.).

Deve essere indicato il numero di repertorio e di raccolta negli atti notarili?

Il numero di repertorio viene indicato in principio dell’atto per mera prassi, non essendoci alcun obbligo a riguardo. Il numero di raccolta, invece, deve essere necessariamente indicato e per prassi viene apposto sempre all’inizio dell’atto di fianco al numero di repertorio.

La numerazione del repertorio e della raccolta come avviene?

La numerazione viene apposta in modo progressivo e parte con l’inizio dell’attività professionale del notaio nel singolo distretto.
La numerazione termina con la cessazione delle funzioni del notaio nel distretto in cui si trova; se il notaio cambia distretto la numerazione ricomincia da capo.

Quando è necessario conservare gli atti notarili?

Gli atti pubblici devono essere conservati presso lo studio del notaio; fanno eccezione a questo principio le procure speciali, le procure alle liti e altri casi residuali previsti dall’art. 70 LN. Quanto alle scritture private autenticate dal notaio, l’art. 72 LN dispone che devono essere conservate dal notaio solo qualora siano oggetto di pubblicità commerciale o immobiliare.
Gli atti notarili digitali vengono conservati in una struttura predisposta e gestita dal Consiglio Nazionale del Notariato (art. 62-bis L.N.).

Esiste un registro del repertorio?

Gli atti vengono indicati in un registro vidimato dall’archivio notarile, ove il notaio deve annotare giornalmente gli atti che stipula.

Quanti repertori esistono nella legge notarile?

I repertori del notaio sono tre:
1) il repertorio degli atti tra vivi (art. 62 L.N.)
2) il repertorio degli atti mortis causa (art. 62 L.N.)
3) il repertorio dei protesti (art. 13 L. 12-6-1973 n. 349)

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