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La rinuncia all’eredità

da | Set 13, 2017 | Successioni mortis causa | 11 commenti

La rinuncia all’eredità è possibile per legge: in caso di successione il chiamato all’eredità ha il potere di rinunciarvi sia per motivi morali sia per motivi patrimoniali.

Come funziona e che effetti ha?

Con la rinuncia all’eredità il chiamato dichiara di non voler acquistare tutto il patrimonio ereditario e, conseguentemente, rimane totalmente estraneo ad esso. In caso di eredità con debiti, i creditori del defunto, quindi, nulla potranno pretendere dal chiamato all’eredità rinunciante.

eredità

Chi può rinunciare all’eredità?

Possono rinunciare all’eredità coloro i quali sono chiamati, ovvero coloro che, in base alla Legge o al testamento del defunto, all’uopo debitamente già pubblicato dal Notaio,  siano indicati quali eredi del defunto. La rinuncia all’eredità, sia che essa abbia fonte dalla Legge o fonte testamentaria, non muta né la forma della rinuncia stessa né i termini entro cui essa deve essere effettuata. Per conoscere se si è chiamati all’eredità è sufficiente recarsi presso il proprio Notaio di fiducia con copia del testamento, se esistente.

Dove si rinuncia all’eredità?

La competenza a ricevere la dichiarazione di rinuncia spetta, in modo concorrente, ai Notai e al cancelliere del Tribunale competente (ovvero il Tribunale dell’ultima residenza del defunto). Qualora ci si rivolga a un Notaio, invece, occorre considerare che qualunque Notaio, su tutto il territorio nazionale, può ricevere la dichiarazione di rinuncia, anche con riferimento a eredità relitte da defunti altrove rispetto la propria residenza notarile.

A chi spetta l’eredità rinunciata?

L’eredità di chi rinuncia si devolve, a favore dei suoi figli o nipoti, se vi sono i presupposti per la rappresentazione, oppure si accresce agli altri eredi accettanti o ancora in assenza di tali soggetti si devolve al parente del defunto più prossimo.

Entro quale termine bisogna rinunciare all’eredità?

I termini per la rinuncia di eredità variano a seconda se il chiamato è o meno nel possesso dei beni ereditari. Infatti, se si è in possesso di beni ereditari il termine decadenziale è pari a tre mesi dal decesso del defunto ai sensi dell’art. 458 codice civile, decorsi i quali il chiamato è considerato erede puro e semplice, mentre se il chiamato non è nel possesso dei beni ereditari, avrà tempo 10 anni per rinunciare all’eredità, periodo pari al termine di prescrizione previsto dalla Legge.

Quali documenti servono per procedere con la rinuncia di eredità?

Per poter procedere è necessario fornire allo studio notarile il certificato di morte in carta semplice del defunto, la copia dei documenti di identità e codice fiscale del rinunciante/i e del defunto, corredato quest’ultimo dalla certificazione inerente la residenza. Sarà poi necessario fornire un certificato di famiglia, rilasciato dall’ufficio di stato civile, ove il defunto era residente, dal quale si evinca il grado di parentela tra defunto e rinunciante.

La rinuncia può essere parziale o condizionata?

La rinuncia non può essere parziale e non possono esserve apposti termini o condizioni. Va segnalato, però, che la rinuncia all’eredità non comporta automaticamente la rinuncia al legato eventualmente fatto al chiamato all’eredità rinunziante[1].

È possibile rinunciare all’eredità a titolo oneroso?

Sì, è possibile rinunciare all’eredità a titolo oneroso, ovvero, previo pagamento di una somma da parte del soggetto che beneficia degli effetti di tale rinuncia, ma essa stessa, comporterà accettazione, e, pertanto l’effetto rinunciativo implicherà implicitamente l’accettazione dell’eredità. Da tale accettazione consegue, quindi, che i creditori del rinunciante potranno soddisfarsi sul ricavato della vendita. L’atto notarile in questo caso sarà una vera e propria cessione a titolo oneroso, richiedendo quindi, a pena di nullità tutte le menzioni previste per gli atti notarili di trasferimento immobiliare.

Che formalità ci sono per rinunciare all’eredità?

La dichiarazione di voler rinunciare all’eredità va resa espressamente dall’interessato in modo espresso o davanti a un notaio (di qualsiasi regione italiana) ovvero davanti al Cancelliere del Tribunale; in quest’ultimo caso esiste un limite territoriale in quanto ci si può recare solo presso il Tribunale del luogo in cui il defunto aveva l’ultimo domicilio. In ogni caso la rinuncia all’eredità deve essere inserita nel registro delle successioni, formalità che viene eseguita dal pubblico ufficiale che riceve l’atto.
Qualora la rinuncia non venga effettuata in tali forme, essa è affetta da nullità e, quindi, improduttiva di qualsivoglia effetto giuridico, anche nei confronti dei terzi. Il presunto rinunciante, pertanto, è da intendersi ancora chiamato all’eredità, salvo che egli non abbia, medio tempore, compiuto un atto incompatibile con la volontà di rinunciare (come ad esempio vendere un bene rientrante nel compendio ereditario), circostanza che lo renderebbe erede puro e semplice. È comunque consigliabile, all’apertura della successione, verificate le sussistenze dell’asse ereditario, fissare un colloquio con il proprio Notaio di fiducia al fine di valutare tempistiche e modalità della rinuncia.

La rinuncia all’eredità è revocabile?

La rinuncia all’eredità può essere revocata purché non sia già stata accettata dai chiamati in subordine e non sia trascorso il termine decennale di prescrizione.

I creditori del rinunciante possono impugnare la rinuncia?

Entro 5 anni dalla rinuncia i creditori possono impugnare la rinuncia stessa se essa pregiudica le loro ragioni. In questo caso i creditori, previamente autorizzati dal Giudice, possono soddisfarsi sui beni ereditari fino al soddisfacimento dei loro crediti.

[1] Esempio: Tizio nel testamento nomina eredi universali i figli Tizietto e Tizietta e lascia (a titolo di legato) solo a Tizietto l’azienda di famiglia. In questo caso Tizietto può rinunciare all’eredità e “accettare” l’azienda di famiglia.

Che costo ha la rinuncia di eredità?

La rinuncia di eredità sconta un’imposta di registro in misura fissa pari a 200 euro, un’imposta di bollo pari a 45 euro e una tassa d’archivio pari a 4,60 euro. Inoltre, il Notaio che provvederà all’inserimento della rinuncia all’interno del registro delle successione del Tribunale competente, sulla base del luogo ove era residente il defunto, provvederà a liquidare 48 euro a titolo di marche da bollo per detto inserimento e una marca da bollo di 3,87 euro, oltre le relative spese postali. L’onorario del Notaio varierà a seconda della tipologia di consulenza prestata al cliente.

11 Commenti

  1. annamaria moretti

    buongiorno
    Noi tre figli abbiamo ereditato un appartamento volendo liquidare uno dei tre conviene fare solo la rinuncia di eredita di uno dei tre
    oppure atto formale pecuniario di cessione di un terzo a favore degli altri grazie

    —–vorremmo riscattare un terzo della proprietà——–

    Rispondi
    • Guido Brotto

      Dipende: se l’eredità è stata già accettata dovete procedere con formale cessione

  2. Francesco

    Volevo sapere..allora mio nonno morì nel 90..nessuno dei figli da quello che so apri la successione..poi nel 2014 morì mio padre ma fino adesso nn abbiamo aperto la successione..nel 2016 morì mio zio.il fratello di mio padre..e mia zia feci la rinuncia perché aveva dei debiti…adesso vorrei sapere se ce una mora da pagare dopp tutti questi anni..o si può aprire la successione???o in tal caso decidere se fare la rinuncia??grazie

    Rispondi
    • Guido Brotto

      La successione si “può aprire” e allo stesso modo può rinunciare all’eredità del padre purché non abbia (o non abbia avuto) il possesso dei beni ereditari.
      GB

  3. Anna

    Salve, sto per acquistare casa, uno dei proprietari mi dice che serve il preliminare firmato perché possa andare dal giudice, davanti al quale gli altri 3 proprietari (è un’eredità) possano fare la rinuncia…. c’è un motivo per cui si debba fare la rinuncia davanti a un giudice, con un preliminare di vendita firmato? Non sono molto convinta a procedere per questo motivo

    Rispondi
  4. Alessio

    Le spiego la situazione: c/c di mia zia con mia firma disgiunta, la zia ha intenzione di donarmi un certa somma sotto i 100.000 ma prima di farlo avviene il suo decesso.
    In accordo con tutti gli eredi e, prima della successione, vado a ritirarli e li verso su di un mio c/c, per poi fare la rinuncia all’eredità in tribunale, in modo da lasciare l’immobile solo a determinati eredi.
    In tutto questo cosa potrebbe accadere?
    Devo dichiararli e pagarci le imposte? Se si, cosa succederebbe alla rinuncia?

    Rispondi
    • Guido Brotto

      Il quadro da lei delineato è piuttosto delicato, da trattare con un notaio di sua fiducia che le potrà spiegare cosa dovrà fare per regolarizzare la sua posizione

  5. Maria

    Buongiorno, ho avviato l’iter per la rinuncia all’eredità dei miei genitori per non dover pagare i loro debiti, in assenza di beni (non avevano nulla ne soldi ne altro) i creditori possono impugnare comunque la rinuncia?

    Rispondi
    • Guido Brotto

      Buongiorno,
      no; i creditori del defunto non possono impugnare la rinuncia.
      La rinuncia all’eredità si può impugnare solo se è effetto da violenza o dolo.

  6. Bruno Carcangiu

    Buongiorno, avendo dei debiti personali (non pagamento di bollette sul consumo dell’acqua) nel momento in cui ereditassi una quota da parte dei miei genitori deceduti, il creditore può impugnare la mia quota di eredità?
    Grazie

    Rispondi
    • Guido Brotto

      buongiorno,
      nel momento in cui accetta l’eredità, i beni ereditari faranno parte del suo patrimonio. I creditori, conseguentemente, potranno rivalersi anche su tali beni.
      Cordiali saluti
      GB

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